Relazione al Consiglio Pastorale Diocesano

CONSIGLIO PASTORALE

Che cosa si aspetta il Signore dall’Assemblea ecclesiale regionale? Che le Chiese particolari dell’Umbria si dispongano, insieme, ad esplorare la frontiera della conversione missionaria della pastorale, sapendo scorgere, in un tempo segnato da dure prove e stimolanti avventure, la novità del mandorlo in fiore (Ger 1,11), rappresentato dall’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, versione in lingua corrente degli Atti degli Apostoli. Ma il diavolo cosa si aspetta da questa assemblea? È il card. Carlo Maria Martini a porre questa domanda in una riunione preparatoria al secondo Convegno ecclesiale nazionale del 1984. “Penso che il diavolo si aspetti che si parli un po’ di tutto, che si dia ragione a tutti, che ciascuno esponga la sua idea e il suo pensiero come quello che solo può salvare la Chiesa e la società, che si faccia un grande forum di dibattiti, senza approfondire l’intelligenza delle cose. Il diavolo tiene a una seconda cosa: che non ci si interroghi mai perché ci sono tante prediche inutili!”.

La Chiesa sta diventando minoranza ma, lungi dal lasciarsi marginalizzare, deve concepirsi e agire come presenza profetica. Sebbene il numero dei fedeli si assottigli sempre di più – i giovani sono l’indice più alto di questo processo di frantumazione –, tuttavia il problema non è essere poco numerosi ma diventare insignificanti! Il “piccolo gregge” dei credenti diventa “sale della terra e luce del mondo” (cf. Mt 5,13-16) se s’immerge nella pasta della storia. Nelle circostanze attuali è necessario chiedersi: da dove ricominciare? Dal primato della formazione, così come ha fatto l’apostolo Paolo a Corinto (cf. At 18,1-11). Egli è partito da una casa, quella di Aquila e Priscilla, con cui condivide la condizione di forestiero e l’attività professionale. La loro casa diventa una domus Ecclesiae, un luogo di condivisione della Parola e del Pane. Promuovere la famiglia è, dunque, una priorità pastorale, poiché se non si riparte da essa il nostro impegno per l’evangelizzazione sarà solo una rincorsa affannosa.

“Tornare a Corinto” significa mettersi alla scuola di Paolo, il quale non guarda il mondo pagano con ostilità ma con gli occhi della fede: sceglie lo sguardo che lo spinge ad aprire un varco tra il Vangelo e la sete di verità che inquieta il cuore umano; sceglie di farsi “pontefice”, costruttore di ponti, realizzando uno straordinario esempio di inculturazione del messaggio della fede. Anche a noi il Signore chiede di uscire dal nostro recinto, di guardare con fiducia fuori dai nostri ambienti, di intuire e cercare vie nuove per vivere ed esprimere la fede nel nostro tempo. Confrontarsi con la secolarizzazione in modo non superficiale o fatalisticamente scoraggiato racchiude in sé occasioni inedite e opportunità esaltanti. La corsa del Vangelo nel mondo ha come protagonista lo Spirito santo. È il suo “soffio vitale” che sostiene la Chiesa in ogni tempo e in ogni luogo, dando alla fede il respiro della libertà e della responsabilità: anche della responsabilità sociale. I fedeli laici hanno il diritto di esprimersi in formazioni sociali, culturali e politiche diverse, ma hanno il dovere di non rinunciare ad una formazione di spessore.

L’invito a “non aver paura” (cf. At 18,9), rivolto a Paolo, è diretto a noi, a cui il Signore chiede di non temere, di non lasciarci cadere le braccia (cf. Sof 3,16). Egli, infatti, ci precede sempre, non attende che siamo noi a seminare: egli ha già sparso il seme della Parola nel cuore di ogni uomo, ha già redento il mondo prima ancora della nostra azione. A noi lascia il compito di scoprire i “semi del Verbo”, sparsi ovunque; a noi affida la missione educativa di irrigare con cura il buon seme, rifondando le comunità cristiane attorno all’Eucaristia. Il prof. Luca Diotallevi ci ha ricordato che la missione della Chiesa non può permettersi di avere una sguardo troppo stretto (manca all’appello la città), uno sguardo troppo corto (manca all’appello la conversione missionaria), uno sguardo troppo basso (manca all’appello l’attenzione ai segni dei tempi), uno sguardo che scava poco (manca all’appello la consapevolezza della grande risorsa del laicato).

+ Gualtiero Sigismondi

12-12-2019