“Cittadini del Mondo”: a scuola per imparare che i diritti umani sono responsabilità di tutti

Giovedì 19 febbraio si è svolto il primo incontro con gli studenti della Scuola secondaria di primo grado “Gentile da Foligno”, guidato dalla formatrice Francesca Brufani, nell’ambito del progetto “Cittadini del Mondo”, promosso dalla Diocesi di Foligno. Per due ore, ogni classe è stata coinvolta in un percorso intenso e partecipato sul tema della povertà, con un focus particolare sulle migrazioni.

L’incontro si è aperto con una prima attività di associazione di pensiero: parole, immagini, emozioni legate al termine “migrante” sono emerse spontaneamente, dando voce a percezioni, dubbi e riflessioni personali. Subito dopo, gli studenti hanno preso parte a una dinamica esperienziale: al centro dell’aula venivano lette diverse definizioni di “migrante” e ciascuno doveva spostarsi fisicamente verso quella che sentiva più vicina alla propria posizione.

La distanza tra i gruppi non era solo simbolica, ma reale. I ragazzi si trovavano in punti opposti dell’aula, tanto lontani da faticare perfino a sentirsi. È stato proprio questo il cuore dell’esperienza: comprendere quanto sia difficile dialogare con chi ha un’opinione distante dalla nostra. Per poter discutere davvero, ascoltarsi e confrontarsi, occorre avvicinarsi. Non basta affermare che “tutti hanno ragione” in modo teorico: il dialogo richiede prossimità, ascolto, disponibilità a mettersi in gioco.

Il percorso è poi proseguito attraverso l’ascolto di storie di migrazione, accompagnate da oggetti simbolici. Prima di “partire”, ogni gruppo doveva scegliere cosa portare con sé: pochi oggetti indispensabili, a cui non poter rinunciare. Una scelta tutt’altro che semplice, che ha messo i ragazzi di fronte alla fatica di decidere cosa lasciare e cosa salvare della propria vita.

L’ultima parte dell’attività ha assunto la forma di un gioco da tavolo, in cui ogni “famiglia” doveva affrontare un viaggio e prendere decisioni strategiche. Dal gioco è emerso un elemento ricorrente: ciascuno tende a pensare prima di tutto a salvare se stesso e il proprio nucleo. Una dinamica comprensibile, ma che ha aperto una riflessione più ampia sulla responsabilità collettiva.

Il confronto si è poi spostato sul tema dei “Paesi sicuri” e sulle normative europee e italiane in materia di accoglienza, fino ad arrivare al concetto di giustizia. Per orientare il dialogo, è stata richiamata la Dichiarazione universale dei diritti umani come “metro” per distinguere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto.

Un passaggio particolarmente significativo è stato quello finale: non esiste una “polizia dei diritti umani” che vigili sull’applicazione della Dichiarazione. La tutela dei diritti non è delegabile a un’autorità esterna, ma chiama in causa la responsabilità personale di ciascuno. I diritti esistono davvero solo se ognuno si sente responsabile verso tutti.

A conclusione dell’incontro, è stata mostrata una coperta termica – quelle utilizzate per avvolgere e proteggere i migranti al loro arrivo dopo il salvataggio. Da quel simbolo concreto è nato un gesto semplice ma potente: ritagliare piccoli braccialetti da portare al polso. Un segno tangibile di memoria e impegno, perché la riflessione non resti confinata in aula ma accompagni i ragazzi nella quotidianità.

Un’esperienza che ha saputo unire gioco, movimento, emozione e pensiero critico, aiutando gli studenti a comprendere che essere “cittadini del mondo” significa riconoscere che la responsabilità è di tutti, verso tutti.