Festa della Presentazione del Signore al Tempio

02-02-2015
Presentazione del Signore, 2015
 
Fratelli carissimi, l’odierna festività della Presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone apre il cammino verso la Pasqua. Maria e Giuseppe portano Gesù bambino a Gerusalemme, al Tempio, per presentarlo e consacrarlo al Signore come prescrive la legge di Mosé: “Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore” (Lc 2,23). In mezzo a tanta gente, nei grandi cortili del tempio, la Famiglia di Nazaret non risalta all’occhio, non si distingue. Eppure non passa inosservata! Due anziani, Simeone e Anna, mossi dallo Spirito santo, si avvicinano e si mettono a lodare Dio per quel Bambino, nel quale riconoscono il Messia, luce delle genti e salvezza d’Israele (cf. Lc 2,21-38).
La festività odierna, popolarmente nota come la “candelora”, da ormai 19 anni è diventata occasione propizia per celebrare la Giornata mondiale della vita consacrata. È opportuno precisare che l’orizzonte della vita consacrata è ben più ampio di quello della vita religiosa. “La vita consacrata – puntualizza mons. Vittorio Peri – si manifesta sia negli istituti di vita religiosa (ordini, congregazioni) sia negli istituti secolari (sia sacerdotali, sia laicali). In modo analogo a questi ultimi istituti si pongono le altre associazioni che, pur non chiamandosi istituti secolari, prevedono una speciale consacrazione. Il 2 febbraio, pertanto, si mette in evidenza il carisma della speciale consacrazione: speciale, perché quella fontale e fondamentale è la consacrazione battesimale”.
Papa Francesco, indicendo un Anno della vita consacrata, ha inteso richiamare l’attenzione di tutti i battezzati sulla necessità di “accogliere cordialmente e con gioia la vita consacrata come un capitale spirituale che contribuisce al bene di tutto il Corpo di Cristo”. Nell’indicare gli obiettivi da raggiungere – guardare il passato con gratitudine, vivere il presente con passione, abbracciare il futuro con speranza –, il Papa raccomanda ai consacrati la mistica dell’incontro, la mistica della comunione. È la mistica di vivere insieme che si esercita innanzitutto all’interno delle rispettive comunità e si esprime nell’accoglienza e nell’attenzione reciproche, nel praticare la comunione dei beni materiali e spirituali, nell’esercitare l’arte della correzione fraterna e nel rispetto per le persone più deboli. L’autentica fraternità alimenta la gioia di vivere il vangelo, che è contagiosa ed è la migliore proposta vocazionale.
Nel suo messaggio il Papa mette in guardia i consacrati da alcuni pericoli e ne indica alcuni in particolare. “Non cedete alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare nelle proprie forze. Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata (…). Non ripiegatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di casa, non rimanente prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi e ad annunciare la buona novella”.
Il Papa, dopo aver messo in guardia i consacrati da alcuni pericoli, confida cosa si aspetta dalla loro testimonianza di fede. “Mi attendo che svegliate il mondo, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia. Il profeta riceve da Dio la capacità di scrutare la storia nella quale vive e di interpretare gli avvenimenti; conosce Dio e conosce gli uomini, è capace di discernimento e anche di denunciare il male del peccato e delle ingiustizie; il profeta sta abitualmente dalla parte dei poveri e degli indifesi, perché sa che Dio stesso è dalla loro parte. Mi attendo, dunque, non che teniate vive delle utopie, ma che sappiate creare altri luoghi, dove si viva la logica evangelica del dono, della fraternità, dell’accoglienza della diversità. Mi aspetto che ogni forma di vita consacrata si interroghi su quello che Dio e l’umanità di oggi domandano”.
Carissimi consacrati, la Chiesa ha bisogno della vostra testimonianza e vi ringrazia. Anche la nostra Chiesa particolare è grata al Signore per il dono della vostra presenza, che è tanto più efficace pastoralmente quanto più è spiritualmente intensa ed ecclesialmente motivata. “Senza questo segno concreto – affermava il beato Paolo VI –, la carità che anima l’intera Chiesa rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del vangelo di smussarsi, il sale della fede di diluirsi”. Thomas Merton, grande mistico trappista di cui si è appena celebrato il centenario della nascita, sintetizza il programma della sua vita in un motto che i consacrati dovrebbero fare proprio: “Il tempo galoppa, la vita sfugge tra le mani. Ma può sfuggire come sabbia oppure come semente”.
+ Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno