Cittadini del Mondo: fare rete per costruire relazioni significative

Giovedì 18 dicembre presso presso l’aula magna dell’Istituto Tecnico Tecnologico L. Da Vinci di Foligno si é svolta la seconda conferenza di formazione promossa dalla Diocesi di Foligno  nell’ambito del progetto “Cittadini del Mondo”. Sono intervenuti il Dott. Carlo Felice pedagogista e docente di antropologia filosofica già docente di religione cattolica per molti anni scolastici nell’ITT L. Da Vinci e il Dott. Aldo Manuali esperto di adolescenza e processi partecipativi, giudice onorario presso il Tribunale dei Minorenni di Perugia. Moderatore Mons. Luigi Filippucci direttore del percorso culturale della diocesi  “Cittadini del Mondo” inserito quest’anno nelle azioni di contrasto alle povertà educative nei confronti degli adolescenti “Lettera alla città”, finanziato dal Dipartimento per la Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’intervento di Carlo Felice ha aperto una riflessione sul rapporto tra città, comunità educante e crescita dei più giovani. Attraverso il suo sguardo pedagogico sono state esplorate le dinamiche che caratterizzano l’adolescenza nei contesti urbani contemporanei e le sfide del futuro che adulti, famiglie e istituzioni, si troveranno ad affrontare.
Il laboratorio didattico, condotto da Aldo Manuali, ha invece offerto ai presenti uno spazio di confronto e di lavoro condiviso, approfondendo modalità e strumenti utili a sostenere i ragazzi nei loro percorsi di vita e a rafforzare il ruolo della comunità nel prevenire e accompagnare le situazioni di fragilità.

A conclusione l’adolescenza é stata inquadrata certamente “come fase di passaggio fragile ma molto spesso carente di relazioni significative e di adulti affidabili”.  Per questo é stato sottolineato che le varie agenzie educative, famiglia, amministrazione comunale, scuola, associazioni sportive, le parrocchie con gli oratori, i centri di aggregazione culturali, sono chiamate in “sinergia” a prendersene cura degli adolescenti, con l’obiettivo “non solo di fornire servizi, ma soprattutto di costruire una rete di protezione e di senso”. Ripensare, rielaborare, per esempio patti di comunità, per non lavorare a compartimenti stagni ma prendendosi cura “seriamente” degli adolescenti “che non sono solo da vedere come un’emergenza ma bensì una risorsa”. Questo non significa “risolvere i problemi” al posto dei giovani, ma insieme fornire loro le impalcature emotive necessarie perché possano stare in piedi da soli.