Veglia di Pentecoste

08-06-2019

“La Pentecoste è per la Chiesa ciò che per Cristo fu l’unzione dello Spirito ricevuta al Giordano”. Il bozzetto della Chiesa, realizzato a Pentecoste, trova il suo compimento nell’opera d’arte della nuova Gerusalemme. Lo Spirito santo è l’Artista della “bottega” della Chiesa, che ha come artigiano la libertà dei figli di Dio e come modello la Vergine Maria. Era giusto che la Madre di Gesù, che aveva accolto lo Spirito santo nella casa di Nazaret, si trovasse nella stanza al piano superiore con i discepoli, in attesa della Pentecoste.
“Lo Spirito – osserva Papa Francesco – porta la sua forza di cambiamento, una forza unica che è, al tempo stesso, centripeta e centrifuga. È centripeta, cioè spinge verso il centro, perché agisce nell’intimo del cuore. Porta unità nella frammentarietà, pace nelle afflizioni, fortezza nelle tentazioni. Lo Spirito dona intimità con Dio, la forza interiore per andare avanti. Ma nello stesso tempo Egli è forza centrifuga, spinge cioè verso l’esterno. Colui che porta al centro è lo stesso che manda in periferia, verso ogni periferia umana; Colui che ci rivela Dio ci spinge verso i fratelli. Chi vive secondo lo Spirito sta in questa tensione spirituale: si trova proteso insieme verso Dio e verso il mondo. Allo Spirito santo, vento impetuoso di Dio, chiediamo di soffiare su di noi. Soffi sulla Chiesa e la spinga fino agli estremi confini perché, portata da Lui, non porti nient’altro che Lui”. La forza centrifuga dello Spirito è, per così dire, direttamente proporzionale alla sua azione centripeta. Non a caso l’apostolo Paolo usa il plurale per descrivere le “opere della carne”, mentre fa ricorso al singolare per definire il “frutto dello Spirito” (cf. Gal 5,19-22).
Nella Veglia di Pentecoste la liturgia della Parola contrappone le “opere della carne” della torre di Babele (cf. Gen 11,1-9) al “frutto dello Spirito”, che matura nella stanza al piano superiore, dove sono raccolti, “perseveranti e concordi nella preghiera”, gli apostoli insieme a Maria, la Madre di Gesù (cf. At 1,13-14). Il “cantiere” di Babele, allestito dalla superbia e dal folle orgoglio di “farsi un nome”, viene smantellato dalla confusione delle lingue. Al contrario, la “grande opera” del Cenacolo, le cui pareti sono testimoni del dono con cui Gesù si è consegnato ai suoi nell’Eucaristia, inaugura il “ponte” della missione. Non facciamoci illusioni: “se non c’è il sacramento della comunità la comunione non cresce”; e se la comunione non cresce come può svilupparsi la missione? “La Chiesa era in pace in tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito santo, cresceva di numero” (At 9,31). Come lo sviluppo del Corpo ecclesiale, favorito dal dono dello Spirito, comporta un’abbondante seminagione della Parola, così il consolidarsi della Chiesa è legato al crescere della sinodalità, “frutto e condizione della venuta dello Spirito santo”.
Fratelli carissimi, il Signore ci conceda di fare “un rogo solo dei nostri orgogli”, che ci impediscono di edificare la Chiesa e la società civile come credenti e cittadini. C’è una frattura cronica nella comunità ecclesiale che divide i progressisti ad oltranza dai tradizionalisti irriducibili; ma c’è pure un’opposizione latente che separa i cattolici della morale dai cristiani del sociale. Dietro questa frattura scomposta si cela la difficoltà a comprendere che l’essere cristiano non è né “un’uniforme da vestire in privato”, tenendo nel fodero la spada della parola di Dio, né “una corazza da indossare in pubblico”, sguainando la spada del fondamentalismo, incapace di mediare i valori evangelici nella società pluralista. C’è una sola spada in dotazione ai battezzati, quella dello Spirito che è la parola di Dio (cf. Ef 6,17); una spada affilata, “a doppio taglio”: le Beatitudini (cf. Mt 5,1-12) e il Giudizio finale (cf. Mt 25,31-46). Il Discorso della montagna non penetra “fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito” (cf. Eb 4,12) se non lo si declina, con gesti e parole, in tutte le lingue della fragilità umana. La forza dell’annuncio non dipende dalla capacità di imporsi, ma dal coraggio di essere “segno di contraddizione”, camminando insieme.
Fratelli carissimi, se il Maligno, “origine e causa di ogni peccato”, è il divisore, lo Spirito santo, “Maestro dell’unità nelle differenze”, è l’Avvocato che sostiene e difende la causa della comunione (cf. Gv 17,21). “Il Signore – assicura Papa Francesco – non chiama mai solo come singoli, ma sempre all’interno di una fraternità, per condividere il suo progetto d’amore, che è plurale fin dall’inizio perché lo è Lui stesso, Trinità infinita”.

+ Gualtiero Sigismondi