Pasqua di Risurrezione, Messa Vespertina

04-04-2021

Domenica di Pasqua, 4 aprile 2021

“Le tenebre dell’antica notte hanno ceduto il posto alla vera luce”. San Leone Magno ci offre una “primizia” dell’annuncio pasquale che inonda di luce questo “giorno fatto dal Signore”. L’aurora radiosa e splendida della Risurrezione di Cristo vince le fitte tenebre della morte; il sole di Pasqua sorge come uno sposo dal “talamo” (cf. Sal 19,6) del sepolcro vuoto. Nella tomba di Gesù, scavata nella roccia, la luce non è entrata dall’esterno, ma è uscita dall’interno, come una sorgente che scaturisce dalle viscere della terra. Quanto è accaduto all’alba del giorno di Pasqua può essere paragonato ad una cascata, analoga a quella che si vede quando vengono aperte le paratie di una diga: la pressione dell’acqua raccolta nell’invaso è così forte che, prima di cadere in basso, sale in alto facendo sentire tutto il suo fragore.
“Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?” (Mc 16,3). I passi delle donne che, “di buon mattino”, si recano a ungere il corpo del Signore sono scanditi da questa domanda. Camminano con gli occhi bassi, grondanti di lacrime, stringendo tra le mani gli oli aromatici; non appena alzano lo sguardo si accorgono che la pietra, benché molto grande, non ostruisce l’ingresso al sepolcro. Entrate, vedono un giovane, “vestito d’una veste bianca”, e la paura non impedisce loro di ascoltare il “prologo” del “preconio pasquale”: “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui” (Mc 16,6). Coniuga morte e vita il primo annuncio della Risurrezione di Cristo, il quale “con i segni della passione vive immortale”.
“Il crocifisso è risorto”: colpisce la disarmante semplicità di questa formula di fede, che invita a non distogliere gli occhi dalla croce di Cristo. Essa, afferma Papa Francesco, “è come un faro che indica il porto alle navi ancora al largo nel mare in tempesta”. La croce di Cristo, illuminata dal sole di Pasqua, può essere paragonata a una finestra istoriata. Vista da fuori, appare scura, tetra, ma osservata dall’interno prende vita; riflettendo la luce che l’attraversa rivela tutto il suo splendore di bellezza. La Pasqua del Signore rende luminosa l’ombra della croce, “spes unica”: non cancella le piaghe di Gesù, non chiude le ferite, ma le fa diventare “feritoie di luce”, “fontane di luce”. “Per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is 53,5; cf. 1Pt 2,24).
La fede della Chiesa educa a tenere fisso lo sguardo su Gesù risorto senza velare i segni della passione. La Maddalena attinge per prima alla “fonte della vita” delle piaghe del Risorto e la travasa nel cuore dei discepoli esclamando: “Ho visto il Signore!” (Gv 20,18). Essi amplificano la sua voce coinvolgendo Tommaso: “Abbiamo visto il Signore!” (Gv 20,25). Ma egli, “chiamato Dìdimo”, accoglie la loro testimonianza con riserva, ponendo una condizione: mettere il dito nel segno dei chiodi e la mano nel fianco di Gesù; invitato dal Risorto a farlo, non esita a pronunciare il suo Alleluia: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28).
Come la narrazione della Passione del Signore nel quarto Vangelo contiene una “raffica” di interrogativi, così i racconti pasquali di Giovanni suggeriscono una vera e propria “litania” di esclamativi: a quelli della Maddalena, degli apostoli e, in particolare, di Tommaso si aggiunge la confidenza che Giovanni, il discepolo amato, fa a Simone nei pressi della riva del Lago di Tiberiade: “È il Signore!” (Gv 21,7). Questa “litania” di esclamativi è retta dalla duplice benedizione del Risorto: “Pace a voi!” (Gv 20,19.26). Si tratta di esclamativi che sciolgono il grande interrogativo sollevato dalla Passione, Morte e Sepoltura di Gesù. Si tratta di esclamativi che rompono il grande silenzio e la solitudine del Sabato santo, modulato dall’eco dell’Amen di Cristo, che ha avuto come “cassa armonica” il Cuore immacolato di Maria, “Agnella senza macchia”.
Nella “litania” della gioia pasquale l’accento cade sull’annuncio degli Undici ascoltato dai discepoli di Emmaus dopo l’inversione di marcia che, accelerata dallo “stupore eucaristico”, li ha ricondotti a Gerusalemme: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!” (Lc 24,34). Nel villaggio di Emmaus il Signore rinnova il gesto della frazione (cf. Lc 24,30), compiuto nell’ultima Cena, la quale non è soltanto anticipazione del sacrificio della croce, ma anche sintesi di un’esistenza donata “fino alla fine” (cf. Gv 13,1). Il pane spezzato sulla tavola di Emmaus, imbandita dall’ascolto della Parola, è più che un’apparizione del Signore: le Scritture e l’Eucaristia formano un’unica mensa in cui Gesù, crocifisso e risorto, continua a venire e a stare in mezzo a noi.

+ Gualtiero Sigismondi