Festa della Madonna del Pianto 2020

12-01-2020

Fratelli carissimi, il Vangelo di Cana (cf. Gv 2,1-11) coglie Gesù nelle trame festose di un pranzo nuziale. Nel mistero del “segno” delle nozze di Cana, Gesù si manifesta come lo Sposo del popolo di Dio e ci svela l’intimità della relazione che ci unisce a Lui. Anche Maria partecipa alle nozze: il suo osservare attento e discreto le permette di accorgersi di ciò che nessuno vede – nemmeno il maestro di tavola! – e cioè che il vino è terminato. Non è il pane che viene a mancare ma il vino, indispensabile per fare festa. Le Scritture, specialmente i profeti, indicano il vino come elemento tipico del banchetto messianico (cf. Am 9,13-14; Gl 2,24; Is 25,6).
“Non hanno vino” (v. 3). Queste parole, rivolte da Maria a Gesù, rivelano la sua sollecitudine materna che non rinuncia a intercedere nemmeno quando il Figlio suo le dice: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora” (v. 4). Maria non rimane turbata, come all’annuncio dell’angelo Gabriele a Nazaret (cf. Lc 1,29), ma osa dire ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (v. 5). Questa raccomandazione seduce, conquista e commuove Gesù, il quale non esita a dare quest’ordine: “Riempite d’acqua le anfore” (v. 7). “Gesù – osserva Papa Francesco – non procura dal nulla il vino che manca, ma chiede una cosa concreta e impegnativa: travasare circa seicento litri d’acqua dal pozzo”. Un’operazione che sembra inutile, perché ciò che manca non è l’acqua, ma il vino! Eppure, proprio da quelle anfore di pietra – utilizzate “per la purificazione rituale dei Giudei” (v. 6) –, riempite d’acqua fino all’orlo, Gesù trae il vino nuovo.
Il segno di Cana manifesta non solo la divinità di Cristo ma anche l’intima congiunzione di Maria con il Figlio suo. Ella abita il mistero di Gesù: dal concepimento a Nazaret, alla visita a Elisabetta, al parto a Betlemme, alla fuga in Egitto, alla presentazione al tempio, allo smarrimento e al ritrovamento del Figlio adolescente, alle nozze di Cana, fino alla Croce e alla Pentecoste. Questa partecipazione al mistero del Figlio è il fondamento del suo farsi carico di coloro che a Lei ricorrono come “esuli figli di Eva”. Ella non vede in noi dei peccatori, ma dei figli; ci guarda con quella misericordia viscerale, con quella generosità e capacità di perdono che è propria delle madri con i loro figli. Se può guardare così una qualsiasi madre, come sarà lo sguardo di Maria su di noi? Un’indicibile misericordia! Viscerale tenerezza!
Fratelli carissimi, lasciamoci guardare da Colei che porta impressi nei suoi occhi gli sguardi di tutti noi suoi figli. “Non si comunica solo con il linguaggio delle parole – osserva Eugenio Borgna – ma anche con quello del corpo, con le infinite risonanze emozionali dei volti. Si comunica con gli sguardi e con le lacrime, con un sospiro e con un sorriso, che portano alla luce i pensieri e le emozioni che le parole non possono o non sanno dire”. Oltre allo sguardo sono le mani a parlare, come quelle di Maria, che esprimono qualcosa tra lo stupito e il premuroso. Sguardo e mani sono, per così dire, le lettere dell’alfabeto dei gesti, che traducono le parole più profonde ed essenziali, quelle che solo le lacrime riescono a interpretare fedelmente. Secondo Gregorio Nazianzeno “le lacrime sono in un certo senso un quinto battesimo”.
Lo scoprimento dell’immagine della Madonna del Pianto che si rinnova in questo Santuario, ogni anno, è per tutti noi folignati un appuntamento di grazia, un momento favorevole per esprimere alla Madre di Dio, nell’ineffabile liturgia del silenzio delle lacrime, l’ovazione di gratitudine del nostro “plebiscito d’amore”. Fratelli carissimi, come la biografia di ciascuno di noi può essere raccontata attraverso le lacrime, così il “peso specifico” della nostra devozione mariana è determinato dall’offerta preziosa delle nostre lacrime. Dio le conosce tutte e le raccoglie, una ad una, nell’otre suo, ricevendole dall’ampolla delle mani purissime della Vergine Maria.
Santa Maria, Madonna del Pianto, nei tuoi occhi si nasconde e si affaccia lo sguardo di Dio. Tu sai che è impossibile togliere le lacrime al pianto ma a te non è impossibile custodirle tutte. Non osiamo chiederti di tergere i nostri occhi e nemmeno di asciugare le nostre lacrime, ma di distillarle. Togli non solo il “sale grosso” della disperazione, ma anche quello “fino” della rassegnazione; lubrifica i nostri occhi con il “collirio” dell’abbandono alla fedeltà di Dio. “Non abbiamo vino”, ma noi crediamo che tu hai continuo e libero accesso nel Cuore del Figlio tuo, “sorgente inesauribile”, da cui hai attinto, per prima, il Vino della nuova ed eterna alleanza.

+ Gualtiero Sigismondi