“Ammirabile segno”

22-12-2019

L’allestimento del presepe, più che un appuntamento annuale, è un avvenimento spirituale. “Rappresentare l’evento della nascita di Gesù – scrive papa Francesco nella lettera apostolica Admirabile signum – equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura”. Allestire il presepe è un esercizio di “fantasia creativa”, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Comporre il presepe è una maniera genuina di comunicare il Vangelo: è un processo di trasmissione della fede – dai genitori ai figli, dai nonni ai nipoti – che invita a “servire” la povertà del Figlio di Dio nei fratelli più bisognosi.
I pastori, in ogni presepe, sono una folla numerosa, ampliabile ad libitum; anche gli angeli formano un vero e proprio sciame: contemplano il “cielo aperto”, esprimendo tutte le emozioni e i sentimenti del cuore. Ci sono quelli stupiti, trasognati, dinanzi al grande mistero del Verbo fatto carne, l’Emmanuele. Ci sono quelli tranquilli e sereni, consapevoli che è giunta l’ora della pienezza del tempo. Ci sono quelli curiosi e inquieti al vedere che la terra, simile a un palazzo diroccato, viene riedificata. Ci sono quelli distratti e tuttavia attratti dall’inondazione di luce che li travolge. Ci sono quelli silenziosi le cui labbra disegnano la lettera “O”, la vocale dell’incanto e della gratitudine. Ci sono quelli che cantano il Gloria, l’inno di lode che la Chiesa pellegrina sulla terra amplifica fino al ritorno del Signore, sulle nubi del cielo, “rivestito di potenza e splendore”.
Lasciando alla fantasia la libertà di “correre al galoppo” è possibile immaginare che i diversi personaggi del presepe formino un’orchestra, che accompagna il canto degli angeli i quali, nella notte santa, sollecitano i pastori a salire fino in cima la “scala musicale” della gioia le cui note, ovviamente, sono sette. La felicità è gioia limpida, dà luce agli occhi; l’allegria è gioia grande, rallegra il cuore; la letizia è gioia profonda, dà respiro all’anima; l’esultanza è gioia intima, dà voce alla lode; il gaudio è gioia vera, illumina la mente; il giubilo è gioia piena, dà pace alle membra; il silenzio è gioia ineffabile, dà la parola al Gloria. Come avviene in una sinfonia musicale, i silenzi costituiscono lo spazio di risonanza e l’occasione di pregnanza delle note e della melodia. L’orchestra del presepe apre il cammino verso la Pasqua, introduce lo squillo di tromba che annuncia l’Alleluia pasquale.
“Non è importante come si allestisce il presepe; ciò che conta – avverte papa Francesco – è che esso parli alla nostra vita”. Ciò che conta è che nel presepe ciascuno trovi il proprio posto: c’è spazio per tutti, anche per chi, come i Magi, “assetati d’infinito”, nutre una profonda nostalgia di Dio. Quanti faticano a trovare una collocazione, si pongano davanti al presepe con cuore semplice e, a poco a poco, cercheranno riparo in mezzo ai pastori, “primi testimoni dell’essenziale”.

+ Gualtiero Sigismondi