Relazione al Consiglio Pastorale Diocesano

“La Chiesa è un complesso ecosistema”: questa affermazione è risuonata nell’Aula del Sinodo, in cui si sta celebrando il Sinodo Amazzonico sul tema Nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale. Il card. Cláudio Hummes, nella sua relazione introduttiva, ha ricordato che Francesco, “fin dall’inizio del suo ministero papale, ha sottolineato la necessità della Chiesa di camminare. Essa non può rimanere ferma in casa, occupandosi solo di se stessa, racchiusa dentro mura protette. E ancor meno guardando indietro con la nostalgia dei tempi passati. Essa ha bisogno di spalancare le porte, di abbattere le mura che la circondano e di costruire ponti, di uscire e mettersi in cammino nella storia, in questi tempi di cambiamenti epocali, camminando sempre al fianco di tutti, soprattutto di chi vive nelle periferie dell’umanità”.

Individuare nuove strade per l’evangelizzazione: questo è lo scopo principale non solo dell’Assemblea sinodale in corso in Vaticano, ma anche dell’Assemblea ecclesiale regionale che si terrà a Foligno la prossima settimana. Aprire percorsi nuovi e coraggiosi per l’annuncio della gioia del Vangelo: questa è la sfida a cui siamo tutti chiamati. L’audacia profetica di fare “memoria del futuro”, coniugando nova et vetera (cf. Mt 13,52), si esprime non strappando “un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio” (cf. Lc 5,36), bensì versando “vino nuovo in otri nuovi” (cf. Lc 5,37-39). Sebbene gli otri vecchi non siano adatti a contenere un vino frizzante, ancora fresco di fermentazione, che rischierebbe di spaccarli, essi non perdono l’utilità di conservare il vino vecchio, che la stagionatura non inacidisce ma rende sempre più gradevole.

La storia della Chiesa insegna che gli insuccessi apostolici sono stati causati dalla mancanza di coraggio nel ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi della pastorale. Non si tratta di rottamare quello che l’esperienza della storia ha trasmesso, ma di “trasmettere l’essenziale”, avendo ben chiaro che “la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. “Il camminare – osserva il card. Cláudio Hummes – rende la Chiesa fedele alla vera tradizione. Non il tradizionalismo che rimane legato al passato, ma la vera tradizione che è la storia viva della Chiesa, in cui ogni generazione, accogliendo ciò che le è stato dato dalle generazioni precedenti, come la comprensione e l’esperienza della fede in Gesù Cristo, arricchisce la tradizione stessa con la propria esperienza e comprensione della fede in Gesù Cristo”.

“Il Signore sta soffiando il suo Spirito per ridare bellezza alla sua Sposa, sorpresa in flagrante adulterio”. Questa affermazione, con la quale Papa Francesco invita la Chiesa al pentimento, pone un interrogativo: qual è il “peccato di adulterio” di questa stagione ecclesiale? Forse è pessimismo, farcito di attivismo, ovvero il “pelagianesimo pastorale”. Per vincere questa insidia c’è bisogno di “discepoli-missionari” disposti a compiere un vero e proprio reset, per usare un gergo informatico, cioè a rompere duramente con il senso comune. “C’è un modo di fare Chiesa – lamenta Marco Damilano – incapace di uscire dal gergo, di parlare alle ansie e ai dubbi di fede della gente semplice, che produce discorsi disincantati, buoni per tutte le epoche e tutte le stagioni. Parole retoriche in cui manca la storia. Il corpo. La vita”.

La strada, come luogo proprio, nativo dell’annuncio del Vangelo, pone la missione della Chiesa sotto il segno del camminare insieme. La sinodalità oltre ad una sua “ascetica”, quella della fraternità, ha una sua “mistica”, che Paolo traduce in questi termini: “L’amore del Cristo ci possiede” (2Cor 5,14). Il Mese Missionario Straordinario, indetto da Papa Francesco nel centenario dell’enciclica Maximum illud di Benedetto XV, è occasione favorevole per riconoscere che “la fede si trasmette, per così dire, nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma”.

+ Gualtiero Sigismondi

10-10-2019