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Esequie di fratel Piero Saffirio JC


Esequie di fr. Pietro Saffirio – Chiesa di S. Croce in Limiti, 7 maggio 2018
 
            Il Signore, che dispone i tempi del nascere e del morire, ai primi vespri della VI domenica di Pasqua ha fatto compiere a fr. Piero il “definitivo progresso nel mistero della Comunione dei santi”. Le letture proclamate sono quelle che la liturgia ci ha fatto ascoltare mentre fr. Piero varcava la soglia della “Domenica senza tramonto”.
            “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1Gv 4,10). Il verbo “stare” legato al sostantivo “amore”, indica non un sentimento ma un atteggiamento fondamentale del cuore, che si manifesta osservando il comandamento più grande: “dare la vita per i propri amici” (cf. Gv 15,13). Sembrerebbe, a prima vista, che vi possa essere un amore ancora più grande: quello per i propri nemici; in realtà, nel vocabolario dell’amore non c’è spazio per la parola “nemico” e nemmeno per la categoria di “servo”, ma solo per il termine “amico” e per la nozione di “fratello”. Il dinamismo dello “stare nell’amore”, senza perdere ardore e audacia, non è frutto di strategie, ma nasce dall’incontro con Gesù, dal “rimanere in Lui”, come tralci alla vite (cf. Gv 15,5). Chi “sta nell’amore” – cosa ben diversa dal fare! – è fedele. Infatti, l’unità di misura dell’amore, l’investimento più sicuro è il tempo donato senza limiti di disponibilità.
Quanto questo sia vero fr. Piero l’ha reso trasparente nell’ora del dolore che ha manifestato la sua statura di piccolo fratello della Comunità Jesus Caritas di Charles de Foucauld. Di fronte alla sua bara le parole umane si frantumano in fredde sillabe prive di vigore, mentre la parola di Dio ha il sovrumano potere di alleggerire il peso di ogni sconfinato tormento e di illuminare il buio fitto della morte. Gesù ha assicurato che quanti vivono credendo in Lui non moriranno per sempre. Egli ha mostrato nella morte non l’annullamento angoscioso e crudele, ma il tramonto di una giornata; non un portone d’uscita ma una porta d’ingresso nel Regno dei cieli. Per chi crede, la morte è una porta stretta da cui filtra uno spiraglio di luce pasquale.
            Fratelli carissimi, con la Risurrezione di Cristo la morte non ha più dominio. Il credente sa di essere incamminato da sempre in direzione di un passaggio che non lo inquieta perché oltre la soglia della morte non c’è il buio, il vuoto, o un destino misterioso, ma una Casa, un luogo – il solo – dove siamo veramente attesi, nel quale tutto ci è caro. Ci sono dei momenti nella vita, magari dopo un lungo viaggio, in cui si desidera ardentemente tornare a casa. Qualcosa di analogo accade quando la sofferenza interminabile e il dolore atroce della malattia non lasciano uno scampolo di speranza. Questo è accaduto al nostro fratello Piero che ci ha insegnato a vivere e a morire, ricordandoci che “la fede si pesa sulla bilancia della croce”.
            Fratelli carissimi, in questi mesi, al capezzale di fr. Piero, in tutti noi è cresciuta la stima, l’amicizia, la confidenza. Andando a fargli visita, in ospedale, nel tardo pomeriggio del Venerdì santo ho osato chiedergli: “Tu stai sulla cattedra infallibile della sofferenza, da cui si impara l’obbedienza; puoi dirmi se la croce è un aratro che apre il solco alla grazia, oppure un giogo tutt’altro che dolce e leggero, o un torchio che spreme, fino all’ultima stilla, l’alito di vita?”. La risposta, commentata dalla serenità dello sguardo, è giunta dopo una breve pausa di silenzio: “È un torchio!”. Poi ha aggiunto, esclamando: “Mi sono dato la zappa sui piedi!”. Quaranta giorni dopo, all’inizio della settimana scorsa, quando il “torchio della croce” stava ultimando la sua funzione, ho trovato fr. Piero assopito; ad un certo punto ha aperto gli occhi e, guardandomi fisso, mi ha detto: “Ho sete” (cf. Gv 19,28). M’è parso di sentire l’eco dell’ultimo grido di Gesù, prima di chinare il capo e consegnare lo spirito (cf. Gv 19,30).
Fratelli carissimi, la morte non si attende, ma si aspetta! Fr. Piero ha saputo aspettare “sorella morte” facendosi trovare spiritualmente vivo, circondato dalla premura della sua comunità: quella religiosa e quella parrocchiale. Nella comunità dei piccoli fratelli, alla scuola di Charles de Foucauld, ha ricevuto la grazia di vivere una “solitudine accompagnata” dalla vita fraterna; nella comunità parrocchiale di Limiti, intitolata alla Santa Croce, ha percorso fino in fondo il sentiero d’alta quota della carità pastorale. Ora fr. Piero riposerà accanto a fr. Carlo Carretto, nella nuda terra, in attesa del giorno del Signore che porrà termine a ogni limite. 
 

+ Gualtiero Sigismondi

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