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Relazione al Consiglio Pastorale Diocesano


Foligno, 26 aprile 2018

 
CONSIGLIO PASTORALE
 
“Ci sono, nella Chiesa del nostro tempo, comunità simili a quelle di cui parlano gli Atti degli Apostoli? Dove si trova oggi quell’entusiasmo della preghiera, quella forza della testimonianza il cui racconto dopo due millenni ancora ci affascina?”. Questa domanda, sollevata diversi anni fa dal card. Carlo Maria Martini, è tanto attuale quanto puntuale. Ci interpella! Ci provoca! Ci sollecita a riconoscere che “la santità è il volto più bello della Chiesa”.
 
La Pasqua ha trasformato i discepoli da “quelli della paura” (stigmatizzati in atteggiamenti così presenti anche nella Chiesa di oggi) in “quelli che si fanno avanti”: gente di fede che sa assumersi la responsabilità di cambiare il mondo, a partire da se stessi, senza fuggire. Non si tratta di trovare ricette per risolvere problemi, ma di avviare una riflessione capillare per rispondere a queste domande: come sarà il volto della nostra Chiesa particolare nel prossimo futuro? Quali cambiamenti saranno opportuni e necessari riguardo al modo di vivere la testimonianza cristiana, tenendo presente quanto da decenni avviene sotto i nostri occhi? Come deve cambiare la vita della nostra Chiesa particolare? La sfida sarà davvero di inventare nuovi linguaggi? Dobbiamo continuare a cercare di essere più chiari o più accessibili? La sfida non è più quella di giungere “fino ai confini del mondo”, ma “fino ai confini di ogni cuore perplesso”. Per riuscirci, il primo passo dovrebbe essere quello di non temere.
 
“L’evangelizzazione – avverte Papa Francesco – domanda la decisione del cammino, la fatica quotidiana della marcia; chiede di liberarsi da pesi inutili e da fastosità ingombranti, che intralciano, e di accettare gli imprevisti che non compaiono sulla mappa del quieto vivere. Gesù si lascia trovare da chi lo cerca, ma per cercarlo bisogna muoversi, uscire. A chi lo cerca propone di lasciare le poltrone delle comodità mondane e i tepori rassicuranti dei propri caminetti. Seguire Gesù non è un educato protocollo da rispettare, ma un esodo da vivere. Dio, che liberò il suo popolo attraverso il tragitto dell’esodo e chiamò nuovi popoli a seguire la sua stella, dona la libertà e distribuisce la gioia sempre e solo in cammino. In altre parole, per trovare Gesù bisogna lasciare la paura di mettersi in gioco personalmente per il Signore”.
 
Nella Chiesa occorre imparare nuove modalità di presenza e di vicinanza. È tenendo fisso lo sguardo su Gesù che la Chiesa trova la forza di rinnovarsi. “La santità è fatta di apertura abituale alla trascendenza, che si esprime nella preghiera e nell’adorazione”. Lo scrive Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate in cui si sottolinea che “la santità non è altro che la carità pienamente vissuta”. La santità, quella “della porta accanto”, richiede di aver realizzato nella propria vita – osserva Paola Bignardi – “quell’unità per cui si passa dalla contemplazione del volto del Signore al concreto gesto di carità, e dal gesto al volto”. Essere uniti a Cristo nella fede e in comunione con Lui significa essere “radicati e fondati nella carità” (Ef 3,17), il tessuto che unisce tutte le membra del Corpo di Cristo.
 
Papa Francesco sollecita a guardare il mondo e il tempo presenti realisticamente come condizione e non come obiezione all’agire ecclesiale. C’è nell’aria una percentuale troppo alta di “accidia pastorale”, che è il salario di un attivismo che non riconosce il primato della grazia o di una spiritualità disincarnata. Siamo ancora troppo simili ai due di Emmaus, all’ora del vespro, che camminavano con passo stanco; dovremmo rassomigliare ai due discepoli, all’ora delle lodi, quando correvano, senz’indugio, verso Gerusalemme! L’agilità dipende dalla comunione! Quanto questo sia vero l’ho appreso da un pastore che, tempo fa, ho incontrato sull’Altopiano di Colfiorito, mentre era intento a far attraversare la strada alle pecore; per non bloccare a lungo il traffico il pastore ha accelerato il passo e tutto il gregge, senza esitazione, ha ingranato la stessa marcia!

+ Gualtiero Sigismondi

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