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Relazione al Consiglio Pastorale Diocesano


CONSIGLIO PASTORALE
 
L’agenda di lavoro, che l’Assemblea diocesana ha contribuito a scrivere, sollecita la nostra Chiesa particolare a cambiare passo. Forte è la tentazione di indulgere verso una pastorale di conservazione, racchiusa in poche pratiche consolidate, incapace di incidere nella vita e magari usata come strumento per fuggire dalle tempeste del mondo esterno. C’è chi spaventato si ancora alla cultura già appresa e non ha l’audacia di aprire nuovi cammini. C’è chi vorrebbe affrettare la nascita del nuovo come per incanto. C’è chi non volendo scomodarsi rinuncia a pensare e lascia ad altri la fatica del cambiamento.
 
L’accidia pastorale è una grave minaccia. È una sorta di torpore, di rassegnazione che attraversa stancamente le parole e i gesti, che si trascinano senza smalto, arrendendosi alla perdita d’incidenza della fede sul tessuto umano. I Padri del deserto hanno descritto l’accidia come il pensiero cattivo che paralizza la vita del monaco, ma forse si potrebbe dire del credente. E quindi anche del pastore. Una riflessione di Walter Kasper illustra bene il pericolo: “La Chiesa soffre di stanchezza interna. Essa non viene sfidata. O meglio, sembra non venire sfidata. Non è messa esteriormente in discussione e all’apparenza la situazione non sembra drammatica, ma parallelamente la Chiesa è per molti una realtà non interessante, quasi noiosa, che lascia fredde le persone e le rende indifferenti. La perdita dell’orizzonte della speranza ci rende culturalmente e spiritualmente stanchi, pesanti, spenti. I Padri della Chiesa e i grandi teologi del medioevo hanno definito questa posizione la tentazione originaria dell’accidia”. Tale deperimento mina al cuore il ministero pastorale, che trova la sua bellezza vivendo di un continuo scambio tra patire e appassionarsi. “Il dinamismo spirituale e l’azione pastorale – osserva Franco Giulio Brambilla – sono un’unica realtà. L’uno è il dono di Dio, l’altra è la responsabilità dei credenti; l’uno è il mistero del tempo, l’altra è la storia che rende presente il Corpo di Cristo. Ogni tempo è chiamato a riscrivere l’azione dello Spirito negli Atti degli Apostoli”.
 
Il rinnovamento delle comunità parrocchiali si impone come una delle questioni cruciali di fronte alla drastica diminuzione del numero dei preti e al calo dei praticanti. La catechesi centrata sui bambini ha come presupposto una cultura cattolica e una attiva partecipazione alla vita della Chiesa. Siccome questa realtà non esiste più cosa occorre fare? È necessario lavorare con i genitori dei bambini. Coinvolgere le famiglie è un sicuro investimento pastorale: come possono credere i bambini quando si accorgono che quanto hanno appreso dai catechisti ha poco valore per i genitori? Portare gli adulti a crescere nella fede è, dunque, il più grande dono che si possa fare alle giovani generazioni. È bene, però, non dimenticare che cercare di catechizzare le famiglie non ancora raggiunte dal kerygma è un’impresa impossibile: sarebbe come tentare di piantare dei semi nel cemento! La catechesi se non viene fondata sull’annuncio del kerygma è simile ad una “casa costruita sulla sabbia” (cf. Mt 7,26-27). Sarebbe ora di avere il coraggio di ammetterlo, invece di continuare a rattoppare!
 
Una metafora può aiutare a capire questa stagione ecclesiale, in cui è necessario un cambio di strategia più che di tattica. Ci troviamo in mezzo all’oceano, con un mare che è diventato difficile e minaccioso. Per navigare in questa nuova situazione occorre riconoscere di essere tutti sulla stessa barca, organizzare bene l’equipaggio, dotarsi degli strumenti necessari, liberarsi dei pesi inutili. Occorre imparare a tenere il mare e darsi una rotta. “La domanda radicale – si chiede Giorgio Campanini – alla quale occorrerà rispondere – a tutti i livelli – potrebbe essere formulata nel modo seguente: l’attuale carenza di presbiteri sta a indicare che Dio ha abbandonato la sua Chiesa, oppure rappresenta un indiretto invito, che viene dall’Alto, a individuare nuove forme e nuovi modelli di ministerialità e di servizio pastorale?”. 

+ Gualtiero Sigismondi



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