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Relazione all‘incontro di verifica dell‘Assemblea Diocesana


Foligno, 11 ottobre 2017

 
CONSIGLIO PASTORALE
 

“Mentre la spinta apostolica ci conduce ad uscire, sentiamo il bisogno profondo di rimanere saldamente uniti al centro della fede e della missione: il cuore di Cristo”. Con questa sottolineatura, così forte, Papa Francesco ci invita ad accelerare il passo, senza rinunciare a piegare le ginocchia: a che servirebbe consumare i sandali se si dimenticasse che la preghiera è la forza della missione? Il periodo storico che stiamo attraversando – segnato da “dure prove e stimolanti avventure” – è certamente una fase di transizione, delicata e impegnativa, che chiede di ripensare la presenza della Chiesa sul territorio in prospettiva missionaria, generando nuovi processi.
Occorre rafforzare la passione missionaria poiché la vita pastorale troppo ripiegata su se stessa, concentrata solo sul mittente, “è una lettera spedita senza indirizzo”. Occorre promuovere l’attitudine a progettare e a lavorare insieme, facendo funzionare gli organismi di partecipazione, che si configurano come laboratori di discernimento comunitario.
Occorre sostenere lo sviluppo delle unità pastorali, uno dei principali tentativi in atto per intrecciare in maniera feconda la “pastorale d’insieme”. Occorre ammettere che si tratta di infrastrutture sinodali che contribuiscono a scrivere non un’altra pagina di “geografia ecclesiastica”, bensì un capitolo nuovo di storia della “spiritualità del presbitero diocesano”.
Occorre investire sulla famiglia, perché la trasmissione della fede si risolverebbe in una rincorsa affannosa se non trovasse in essa il suo ambiente vitale. Occorre esplorare la “frontiera” dell’accompagnamento della vita coniugale “costruendo nuovi modelli di evangelizzazione”, senza esitare a scendere nella “trincea” delle coppie in difficoltà.
Occorre confessare, come comunità ecclesiale, l’inadeguatezza a stare con i giovani comunicando loro la bellezza del Vangelo. Occorre impegnarsi ad ancorare la pastorale giovanile al discernimento vocazionale, decifrando i linguaggi delle nuove generazioni e intercettando nelle loro domande “un’attesa che la speranza cristiana è chiamata ad allargare”.
Occorre decidersi a passare dalla pastorale del “campanile” a quella del “campanello”; se non si deve abdicare alla semina “a spaglio”, non si può rinunciare all’irrigazione “a goccia”. Occorre rendere più agile la vita pastorale, perché sia capace di “mettere insieme la pecorella smarrita con le altre novantanove, anche loro diversamente smarrite”.
Occorre allestire il “cantiere” del dialogo con la modernità, non con l’intento di fare proseliti ma con l’impegno di “rendere ragione della speranza”. Occorre essere sempre pronti a coltivare la capacità di confronto, “con dolcezza e rispetto”, senza essere reattivi, poiché “non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere”.
Occorre superare la ritrosia a cimentarsi con la complessità dei dinamismi sociali e culturali, poiché “l’attenzione alla città non è separabile dall’impegno ecclesiale”. Occorre aiutare i fedeli laici, che patiscono un riassorbimento pastorale esagerato, a uscire fuori dal tempio, a non rinunciare a vivere nel mondo come “cittadini degni del Vangelo”.
Occorre coniugare l’incanto della ricerca di nuove strade e il disincanto dell’esperienza, riconoscendo che la migliore forma di evangelizzazione è la liturgia. Occorre riservare una “delicatezza speciale” alla pietà popolare, “vero tesoro del popolo di Dio”: “se evangelizzata è uno strumento potente, anzi, un vero soggetto di evangelizzazione”.
Questi processi da generare hanno bisogno di “discepoli-missionari” più appassionati e più affiatati! La storia insegna che la Chiesa cammina grazie alla lungimiranza di chi, “più incline all’esultanza che al lamento”, impara dalla meraviglia e coltiva lo stupore di “alzare gli occhi e di guardare i campi che già biondeggiano” (cf. Gv 4,35). È senz’altro utile lasciarsi inquietare da un interrogativo formulato da Paolo VI nel messaggio per la IV Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: “Sapete che la chiamata del Signore è per i forti; è per i ribelli alla mediocrità e alla viltà della vita comoda e insignificante; è per quelli che ancora conservano il senso del Vangelo e sentono il dovere di rigenerare la vita ecclesiale pagando di persona e portando la croce?”. 

+ Gualtiero Sigismondi

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