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Corpus Domini


Corpus Domini, 18 giugno 2017
 
Nella struttura dell’Anno liturgico, la solennità del Corpus Domini propone le ultime risonanze del tempo pasquale. Mentre il Giovedì Santo si fa memoria della istituzione dell’Eucaristia nell’Ultima Cena, oggi predomina lo “stupore eucaristico”. È tradizionale in questo giorno la processione con il Santissimo Sacramento: adorare Gesù Eucaristia e camminare con Lui. Questi sono i due aspetti inseparabili della festa odierna, che danno l’impronta a tutta la vita della Chiesa: “Corpo di Cristo che si manifesta come popolo di Dio in cammino”. La fede nella presenza reale di Gesù Cristo, “vero Dio e vero Uomo”, nel Pane e nel Vino consacrati, è autentica se ci impegniamo a camminare dietro a Lui. Il popolo che adora Dio nell’Eucaristia è il popolo che cammina nella carità fraterna, cercando di mettere in pratica il comandamento dato ai discepoli proprio nell’Ultima Cena: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
La solennità del Corpus Domini è un grande atto di culto pubblico dell’Eucaristia, Sacramento nel quale il Signore rimane presente anche al di là del tempo della celebrazione. Già san Giustino, che ha lasciato una delle testimonianze più antiche sulla liturgia eucaristica, affermava che, dopo la distribuzione della comunione ai fedeli, “il pane consacrato veniva portato dai diaconi anche agli assenti” (cf. Apologia, 1,65). La solennità del Corpo e Sangue del Signore ci aiuta, dunque, a scoprire il valore dell’adorazione eucaristica. Il beato Paolo VI ricordava che la Chiesa professa il culto dell’Eucaristia “non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli, portandole in processione con gaudio della folla cristiana” (Mysterium fidei, 57). La preghiera di adorazione si può compiere sia personalmente, sostando in raccoglimento davanti al tabernacolo, sia in forma comunitaria, ma sempre privilegiando il silenzio. Nella preghiera di adorazione è necessario favorire una costante tensione armonica tra lo stare in ginocchio, fissando gli occhi su Gesù, e il tenere sulle ginocchia la parola di Dio, accogliendola con docilità, come ha fatto Maria.
Fratelli carissimi, per intercessione della Madre di Dio si diffonda e cresca un’autentica fede nel Mistero eucaristico. Commovente è la testimonianza resa dal card. Angelo Bagnasco in occasione del XXVI Congresso eucaristico nazionale, tenutosi a Genova dal 15 al 18 settembre dell’anno scorso. “Se la celebrazione eucaristica è un’immersione nel cielo, l’adorazione è distillare l’eterno nel quotidiano; se l’Eucaristia è nucleo incandescente, l’adorazione è un avvicinarsi al fuoco, fino a irradiarne la luce sul mondo. Adorare è riconoscere con gioia – fino alle lacrime – il primato di Dio e, quindi, la verità di ciò che siamo, piccole creature, ma creature amate. Adorare è recuperare la misura delle cose, quell’essenziale che conta davvero nel cammino della vita. Adorare è lasciarci guardare da Lui, che conforta e incoraggia, illumina e sostiene; Lui, che resta con noi sempre e che ci è così prossimo da farsi trovare a portata di cuore. L’adorazione eucaristica ci consegna a uno stare alla presenza di Colui che ci vuol bene e che ci conosce per nome. E questo basta a sentire che non siamo soli nelle tempeste, che siamo avvolti da un abbraccio d’amore”.
Fratelli carissimi, l’adorazione è come l’aprirsi della corolla di un fiore all’aurora; è come la carezza di una goccia di rugiada che scorre sullo stelo in un mattino d’estate, quando la terra è arida, senz’acqua. Adorando l’Eucaristia si gusta l’intensità del profumo del “fiore più bello del giardino dei sacramenti”, che Cristo ha lasciato in dono alla Chiesa e al mondo: alla Chiesa perché sia perfetta nell’unità (cf. 1Cor 10,17); al mondo perché abbia la vita e l’abbia in abbondanza (cf. Gv 6,51). “Gesù è il grande dono della misericordia di Dio all’umanità e l’Eucaristia è il più grande dono della misericordia di Dio alla Chiesa”. Questo pensiero suggerito da Papa Francesco richiama alla mente una sottolineatura compiuta da Benedetto XVI: “La Chiesa che nasce dall’Eucaristia, dall’autodonazione di Gesù, è la continuazione di questo dono, di questa sovrabbondanza che si esprime nella povertà, del tutto che si offre nel frammento”.
Fratelli carissimi, di fronte a così grande mistero ci vengono in soccorso le parole suggerite dalla liturgia: “O Pane vivo, memoriale della Passione del Signore, fa’ ch’io gusti quanto è soave di te vivere, in te sperare. Nell’onda pura del tuo Sangue immergimi, o Redentore: una goccia sola è un battesimo che rinnova il mondo intero”.
 

+ Gualtiero Sigismondi

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