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Veglia di Pentecoste 2017


Veglia di Pentecoste, 3 giugno 2017
 

Fratelli carissimi, la narrazione della Pentecoste (cf. At 2,1-11) contiene sullo sfondo uno dei più grandi affreschi che troviamo all’inizio dell’Antico Testamento: l’edificazione della torre di Babele (cf. Gen 11,1-9). È la descrizione di un regno in cui gli uomini pensano di essere così forti da potersi “fare un nome” costruendo una città e una torre la cui cima tocchi il cielo. Mentre cercano di soddisfare questa loro ambizione, mettersi al posto di Dio, perdono la capacità di comprendere l’uno la lingua dell’altro e così si disperdono su tutta la terra.
La Veglia di Pentecoste ci introduce nella “stanza al piano superiore” in cui troviamo la Madre di Gesù in mezzo ai suoi discepoli, “perseveranti e concordi nella preghiera” (cf. At 1,12-14). Appoggiando l’una all’altra le loro fragilità, imparano da Maria a lasciarsi guidare dallo Spirito e a non fare affidamento sulle forze umane. In questo stringersi l’uno all’altro germoglia la “dolce e confortante gioia d’evangelizzare”: quella “stanza al piano superiore” è, dunque, il “cantiere navale” della Chiesa! La navicula Petri, sebbene sia uscita dal Cuore di Cristo, è a Pentecoste che viene varata. I Padri presentano la Chiesa non come un “peschereccio” ma come un “mercantile” carico della grazia pasquale. Si tratta di un’imbarcazione battente bandiera mariana, con un “armatore” sicuro, Cristo Signore, il quale dispone di un equipaggio che “fa acqua da tutte le parti”. E tuttavia è proprio la debolezza dell’equipaggio a rivelare che è lo Spirito santo a portare al largo la Chiesa con il suo soffio vitale, la cui forza è simile a quella della bora o del maestrale.
            La Bibbia è un libro pieno di raffiche di vento: spirito che aleggia sulle acque, alito insufflato nell’argilla di Adamo, vento d’Oriente sul Mar Rosso, brezza leggera sull’Oreb, vento forte sulle acque del Lago di Tiberiade, vento impetuoso a Pentecoste. La Bibbia, oltre ad essere una sorta di “parco eolico”, è un libro pieno di strade, di vie, di sentieri battuti dal vento dello Spirito, che non si placa, non si posa, fino a quando non si compie la beatitudine annunciata dal Salmista: “Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio e ha le tue vie nel suo cuore” (cf. Sal 84,6). Non a caso i primi cristiani vengono chiamati, nel libro degli Atti, “quelli della Via” (cf. 9,2).
Lo Spirito santo, sebbene venga invocato come “ospite dolce dell’anima”, tuttavia non è sempre un “ospite tranquillo”: come il vento cui assomiglia che, investendo le cime dei monti, spazza il cielo dalle nubi. Fratelli carissimi, lo Spirito “sta alla porta e bussa” (cf. Ap 3,20): trova almeno una fessura per entrare? È necessario ammettere, con lealtà, che anche a noi accade di ascoltare il sibilo dello Spirito, come quando in certe sere d’inverno imperversa la gelida tramontana e si rimane immobili davanti al tepore di un caminetto, pronti ad alzarsi solo per arginare qualche spiffero d’aria. Papa Francesco di recente ha sottolineato che “lo Spirito è il vento che ci spinge in avanti, che ci mantiene in cammino, ci fa sentire pellegrini e forestieri, e non ci permette di adagiarci”.
Fratelli carissimi, il clima torrido, alimentato dallo scirocco della secolarizzazione, non si mitiga chiudendoci in noi stessi o istallando la bussola anche alle porte delle sale parrocchiali, ma aprendoci all’azione dello Spirito. A giudizio di Papa Francesco, per annunciare il Vangelo “ci vuole lo stesso cuore di un navigatore: orizzonte e coraggio”. La Chiesa nasce dalla “sete” di Gesù: quella sperimentata al pozzo di Giacobbe e quella provata sulla Croce. Al pozzo di Giacobbe sollecita i discepoli ad allargare lo sguardo (cf. Gv 4,35), a sentire giusta compassione per i peccatori; sulla Croce la sua arsura esprime l’ardente desiderio di “consegnare lo Spirito” (cf. Gv 19,30).
A Pentecoste il vento dello Spirito santo, come un ciclone, ha spazzato via i discepoli dalla “stanza al piano superiore”: la complicità di Maria li ha aiutati a rompere ogni indugio! Chi più e meglio di Lei ha sperimentato che unico ospite del silenzio orante è il vento dello Spirito? Brezza leggera a Nazaret, autentica “scuola della Parola”; soffio vitale a Cana di Galilea, preziosa “miniatura della Chiesa”; bora sul Golgota, vero “trono della grazia”; maestrale nella “stanza al piano superiore”, grande “cantiere navale”.
Fratelli carissimi, si rinnovi in questa Pentecoste il prodigio operato dal Signore in pieno territorio della Decàpoli, quando ha guarito un sordomuto (cf. Mc 7,31-37). “Effatà, cioè: Apriti!” è la formula di benedizione pronunciata da Gesù emettendo un sospiro. Abbiamo grande bisogno di questo sospiro, che ha la leggerezza di un soffio e la forza di una tromba d’aria!
 

+ Gualtiero Sigismondi

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