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Relazione al Consiglio Pastorale Diocesano


CONSIGLIO PASTORALE
 
 
“Mentre in Europa si chiudono le porte al Signore – osserva amaramente il card. Prosper Grech – Egli le sta spalancando altrove, specialmente in Asia. E anche nell’Occidente, Iddio non mancherà di riservarsi un resto di Israele che non si genuflette di fronte a Baal, un resto che troviamo principalmente in tanti movimenti laicali dotati di carismi diversi che stanno dando un forte contributo alla nuova evangelizzazione. Sono essi la semente che, ben curata, crescerà in un albero nuovo pieno di frutti. Si guardi però che i movimenti non credano che la Chiesa si esaurisca in loro. La Chiesa è di Cristo, le porte degli inferi la potranno ferire nel calcagno, ma non la potranno mai soffocare”.
 
Molti dei nuovi movimenti ecclesiali, fioriti dopo il Concilio Vaticano II, hanno un carisma particolare per l’evangelizzazione; occorre esplorare vie appropriate ed efficaci per sollecitare queste nuove realtà a porsi nella sinfonia ecclesiale, in obbedienza allo Spirito che le ha suscitate, resistendo alle tentazioni del proselitismo, della testimonianza muscolare, del volersi contare, del professare la fede in modo apologetico. La Chiesa – avverte Papa Francesco, richiamando un pensiero suggerito da Benedetto XVI – “non cresce per proselitismo ma per attrazione, non ha bisogno di apologeti delle proprie cause né di crociati delle proprie battaglie, ma di seminatori umili e fiduciosi della verità, che non trascurano il vincolo essenziale tra dialogo e annuncio”.
 
L’apertura ai movimenti e alle nuove comunità ecclesiali consente, da una parte, di maturare una più ampia coscienza di Chiesa “in assetto da uscita” e, dall’altra, di sperimentare nuove forme di evangelizzazione. È necessario, dunque, accogliere con entusiasmo sincero questi impulsi dello Spirito santo impegnandosi con coraggio e pazienza a coinvolgerli in un progetto pastorale unitario. Ciò esige un cambiamento di mentalità anzitutto nei pastori, che sono tenuti a osservare scrupolosamente quanto raccomanda Paolo alla comunità di Tessalonica: “Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,19-21).
 
“I cambiamenti nell’ordine dello spirito e quindi della vita – osserva Papa Francesco – non sono legati ai grandi numeri. Il piccolo gregge, la lampada, una moneta, un agnello, una perla, il sale, il lievito: sono queste le immagini del Regno che incontriamo nei Vangeli. E i profeti ci hanno annunciato la nuova epoca di salvezza indicandoci il segno di un bambino, l’Emmanuele, e parlandoci di un resto fedele, un piccolo gruppo. Non occorre essere in molti per cambiare la nostra vita: basta che il sale e il lievito non si snaturino. Il grande lavoro da svolgere è cercare di non perdere il principio attivo che li anima: il sale non fa il suo mestiere crescendo in quantità, anzi, troppo sale rende la pasta salata, ma salvando la sua anima, cioè la sua qualità. Tutte le volte che le persone, i popoli e persino la Chiesa hanno pensato di salvare il mondo crescendo nei numeri, hanno prodotto strutture di potere, dimenticando i poveri. Come fare per non perdere il principio attivo, l’enzima della comunione? Quando non c’erano i frigoriferi, per conservare il lievito madre del pane si donava alla vicina un po’ della propria pasta lievitata, e quando dovevano fare di nuovo il pane ricevevano un pugno di pasta lievitata da quella donna o da un’altra che lo aveva ricevuto a sua volta. È la reciprocità. La comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione dei beni, creazione di nuovo pane, di nuovi beni, di nuovo Bene con la maiuscola. Il principio vivo del Vangelo resta attivo solo se lo doniamo, perché è amore, e l’amore è attivo quando amiamo. Se invece lo teniamo gelosamente tutto e solo per noi, ammuffisce e muore. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle briciole. Invece, anche solo cinque pani e due pesci possono sfamare le folle se sono la condivisione di tutta la nostra vita. Nella logica del Vangelo, se non si dona tutto non si dona mai abbastanza”.
 

+ Gualtiero Sigismondi
 

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