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Solennità della B. V. Maria del Pianto


Festa della Madonna del Pianto, 15 gennaio 2017
 
            Bellissima e sempre attuale è l’espressione “plebiscito d’amore” con cui la Gazzetta di Foligno, nel n° 2 del 1931, annuncia l’imminente celebrazione della festa della Madonna del Pianto: “Tutta la cittadinanza si riverserà nel grazioso tempio a rendere filiale omaggio alla Concittadina protettrice della città e diocesi, a supplicarla di tenere sempre sotto il suo valido patrocinio la nostra città che è città sua, e rinnoverà il plebiscito d’amore di tutti gli altri anni passati”. Anch’io sono stato “contagiato” da questo “plebiscito d’amore”, perché guardando gli occhi della Madonna del Pianto raggiungo lo sguardo di tutti i Folignati: nei suoi occhi si specchiano i nostri! Ella custodisce gli sguardi di tutti noi, velati di lacrime di gioia o di dolore, che molto spesso cancelliamo furtivamente con un rapido gesto delle mani.
            Nel brano giovanneo che narra l’epifania di Gesù avvenuta a Cana di Galilea (cf. Gv 2,1-12) abbiamo inteso che la Madre del Signore ha colto nello smarrimento dello sguardo dei servi il primo cenno del loro turbamento, motivato dal fatto che non hanno più vino da servire a tavola. Maria è la donna premurosa che s’accorge subito della difficoltà che si è venuta a creare: non rimane a guardare, in disparte, ma con discrezione si rivolge a Gesù e gli presenta il problema con estrema concretezza: “Non hanno vino” (Gv 2,3). Sembra di vedere il gesto delle mani di Maria che accompagna le sue parole; devono però essere stati i suoi occhi “gravidi” di lacrime, simili ad un torrente in piena che sta per rompere gli argini, a convincere il Signore ad assicurare una “primizia della gioia pasquale”. Quello che non hanno potuto le parole di Maria lo hanno ottenuto i suoi occhi! Quanto questo sia vero lo assicura la liturgia che, fiduciosa nell’intercessione della Madre di Dio, pone sulle labbra della Chiesa questa invocazione rivolta al Padre: “Guarda la Madre del tuo Figlio e ascoltaci”.
Il primo segno delle nozze di Cana non è la conversione dell’acqua in vino ma lo splendore degli occhi di Maria fissi su quelli del Figlio suo. Chissà cosa avranno espresso quegli sguardi tra Madre e Figlio? Devono averle brillato gli occhi quando Ella, intercettando l’Amen di Gesù, si rivolge ai servitori dicendo loro: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5). Sono le ultime parole di Maria riportate dai Vangeli: sono il suo testamento! Si tratta di un invito che amplifica il Fiat dell’Annunciazione e lo traduce letteralmente per tutti noi. Si tratta di un materno consiglio che sollecita la Chiesa a mettere in pratica la Parola, ad abbandonarsi alla volontà di Dio che è la sola fonte della nostra pace. Si tratta di un’espressione che richiama alla mente la formula di fede utilizzata dal popolo di Israele al Sinai, in risposta alla promessa di alleanza annunciata da Dio a Mosè: “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!” (Es 19,8).
A Cana i servitori obbediscono prontamente al comando di Gesù: “Riempite d’acqua le anfore”; dopo averle riempite, “fino all’orlo”, si sentono dire: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto” (Gv 2,8). Non è difficile immaginare che essi abbiano spalancato gli occhi e che non siano riusciti a resistere alla tentazione di intingere il dito prima di portare l’acqua diventata vino a colui che dirige il banchetto. Sorprende ma non meraviglia il silenzio dei servitori che non riescono ad aprire bocca per raccontare quanto è avvenuto sotto i loro occhi; colpisce pure la gioia del maestro di tavola che, dopo aver gustato la raffinata dolcezza del vino, non rinuncia a mandare a chiamare lo sposo per dirgli: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora” (Gv 2,10). Non è difficile immaginare che Gesù e sua Madre si siano guardati negli occhi e, con un cenno del capo, abbiano pregustato la gioia pasquale del “calice della nuova ed eterna alleanza”.
La conclusione del racconto del banchetto di Cana suona come una sentenza: “Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2,11). Le nozze di Cana sono molto più che il semplice racconto del primo miracolo compiuto da Gesù; il banchetto di Cana è un’epifania della Chiesa: al centro c’è Gesù che colma fino all’orlo la coppa della gioia nuziale; intorno a Lui ci sono i suoi fratelli e i suoi discepoli; vicino a loro c’è Maria, Donna provvidente e orante, Madre dagli occhi vigili e buoni, che riflettono, come in uno specchio, il gemito inesprimibile delle nostre lacrime, a cui il Figlio suo ha lasciato tutti i “diritti d’autore”.


Atto di affidamento alla Madonna del Pianto
  
Salve, Madonna del Pianto, Madre di Misericordia: a te il Figlio tuo ha riservato i diritti d’Autore sulle nostre lacrime.
 
Ti presentiamo le lacrime che “grondano notte e giorno, senza cessare”, dagli occhi di chi ha perso una persona cara: ispira loro il silenzio, carico di attesa, del Sabato santo.
 
Ti affidiamo l’otre delle lacrime di chi soffre nel corpo e nello spirito: ascolta il loro lamento e rischiara le loro tenebre con la luce serena dell’abbandono alla fedeltà di Dio.
 
Ti chiediamo di asciugare le lacrime di chi piange amaramente per i propri errori e peccati: concedi loro la grazia di portare “frutti di vera conversione”.
 
Ti mostriamo le lacrime di chi non ha avvolto nelle fasce dell’amore il germe di vita deposto nel grembo materno: lenisci il loro inconsolabile dolore.
 
Ti poniamo in braccio i figli che piangono silenziosamente per la separazione dei loro genitori: fa’ che possano crescere “in sapienza, età e grazia”.
 
Ti preghiamo per chi, carico di anni, è visitato dal pianto della solitudine e dell’abbandono: suggerisci loro che “chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia”.
 
Ti raccomandiamo chi versa lacrime amare perché è disoccupato e non sa come procurare il pane: benedici quanti si impegnano a creare nuovi posti di lavoro.
 
Ti supplichiamo per chi, in lacrime, ha lasciato la propria terra assediata dalla guerra e stremata dalla fame: “fa’ che a nessuno manchi il pane, la casa e il lavoro”.
 
Ti consegniamo le lacrime procurate dal flagello del terremoto: veglia sull’incolumità dei tuoi figli sconvolti dal tremore delle profondità della terra. 
 
Ti suggeriamo di ascoltare il pianto di chi non ha più lacrime da versare: lubrifica i loro occhi con il “collirio” della speranza e della “santa letizia”.
 
Salve, Madonna del Pianto, Madre di Misericordia: distilla le nostre lacrime raccolte nell’otre del tuo Cuore immacolato.
 
 
Foligno, 15 gennaio 2017

 

+ Gualtiero Sigismondi
Vescovo di Foligno

 

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