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Transito di Sant‘Angela da Foligno


Transito di Sant’Angela da Foligno, 3 gennaio 2017
 

            “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25). Il Lezionario dei Santi ci propone, nella festa di Sant’Angela, queste parole del Signore che mettono alle strette chiunque presuma di essere sapiente. Il Signore Gesù rende lode al Padre perché, nella sua benevolenza, ha deciso di rivelarsi ai piccoli, ai nèpioi. Questo inno di lode richiama alla mente un fatto avvenuto alla nascita di Gesù, quando i Magi, venuti da Oriente a Gerusalemme, domandano: “Dov’è colui che è nato, il Re dei Giudei?” (cf. Mt 2,1-12). Erode, profondamente turbato, chiede informazioni ai capi dei sacerdoti e agli scribi i quali, da esperti conoscitori delle Scritture, non esitano a dare la loro documentata risposta, e tuttavia non avvertono minimamente l’esigenza di recarsi a Betlemme assieme ai Magi. La notizia della nascita del Salvatore tocca le loro menti, ma non fa entrare in fibrillazione i loro cuori, non muove i loro piedi. Sono troppo dotti per mettersi in cammino!
Gesù resta inaccessibile ai dotti e ai sapienti: essi sanno tutto del Messia, ma non riescono a riconoscerlo in Gesù di Nazaret; sono troppo grandi per comprendere ciò che è rivelato ai piccoli! L’essenziale delle Scritture rimane invisibile agli occhi di coloro che San Poalo chiama “sottili ragionatori di questo mondo”. L’Apostolo si domanda e, al tempo stesso, ci chiede: “Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,20-25).
Fratelli carissimi, c’è una specie di piccoli che sono veramente grandi, perché il loro cuore e i loro occhi sono semplici! Angela appartiene a questa specie in estinzione! La mistica angelana non si fonda su eventi eccezionali – purificazione, illuminazione, unione –, ma sul quotidiano e intenso rapporto con il Signore. Le esperienze mistiche da lei vissute non l’hanno allontanata dalla realtà, al contrario le hanno dato la forza di trasfigurare la vita quotidiana. Purtroppo, in alcune biografie di santi, non è infrequente assistere a un’operazione oleografica che li spoglia della loro umanità, privandoli di quei limiti e di quei difetti con i quali si nasce e si muore. Simili biografie sono come stelle bellissime da guardare, ma lontane anni luce, così poco corrispondenti alla storia, fatta di giornate liete ma anche di fallimenti, di ferite divenute, a poco a poco, feritoie di salvezza. “La santità – scriveva André Louf – è un dono ricevuto a partire da un’ascesi nella povertà e debolezza”.
È necessario, dunque, integrare la memoria devota dei santi con la memoria storica, anzi fondare quella a partire da questa, senza sottrarli alla loro complessità, senza edulcorarli o disumanizzarli, senza far finta di non vedere il loro incedere, a volte faticoso, nella notte della fede. “La fede – scrive Papa Francesco nella sua prima enciclica Lumen fidei – non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino”. Il Liber è un documento agiografico che non sottrae Angela da Foligno alla sua complessità. La sua vicenda spirituale, “concepita bonaventurianamente come un itinerario in Dio”, risponde alla logica dell’Incarnazione, aiuta a comprendere cosa significhi che “il Verbo di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).  
Fratelli carissimi, l’unione con Dio non allontana dal mondo, ma educa a “vivere le vicende di questo mondo sempre orientati ai beni eterni”. La grande mistica folignate ci insegna che contemplare il Signore è, allo stesso tempo, affascinante e tremendo: affascinante perché Egli ci attira a sé, tremendo perché ci tira fuori da noi stessi. Il Liber non è una cronaca dell’esperienza mistica angelana, non è nemmeno una riflessione devota, non è neanche una sorta di diario del cammino interiore compiuto da una delle prime mistiche francescane. Il Liber, soprattutto nella sua prima parte il Memoriale, è piuttosto un’autobiografia interiore narrata da Angela al confessore, frate A., affascinato non tanto dai vertici dell’esperienza di unione con Dio che ella ha raggiunto, quanto dai passi del suo cammino di conversione, che è il prologo della mistica.


+ Gualtiero Sigismondi

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