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Solennità dell‘Immacolata Concezione della B.V. Maria - Riapertura del Santuario della Madonna del Pianto



Immacolata Concezione di Maria – Santuario della Madonna del Pianto





“Anche se si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera Porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo”. Queste parole, pronunciate da Papa Francesco a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia, sono dirette a tutta la Chiesa ma per noi, costretti dal terremoto a rinunciare al rito di chiusura della Porta santa, assumono un particolare significato. Muovendo dalla piazza su cui si affaccia la Chiesa di San Francesco, dove abbiamo lasciato spalancata la Porta santa aperta “in uscita”, siamo giunti pellegrini ai piedi di questa veneratissima immagine, che ha legato la sua storia alle crisi sismiche che il nostro territorio non cessa di registrare. Un terremoto, che il 14 gennaio 1703 portò grande rovina a Norcia e causò molto spavento a Foligno, fece pensare che la Madonna del Pianto avesse salvato la città, perché quel giorno coincideva con la sua festa. Memori di questo evento, nel 1832 i nostri padri, fiaccati da una lunga crisi sismica, fecero un voto che per cento anni li volle pellegrini e penitenti davanti a questa immagine. Spinti dalla stessa fede e devozione, quasi un “plebiscito d’amore”, siamo di nuovo qui, come già avvenne dopo il terremoto del 26 settembre 1997: anche allora era la solennità dell’Immacolata.

Fratelli carissimi, dentro ogni evento, triste o lieto, c’è un disegno di Dio, il quale “tutto dispone con forza e dolcezza”. Non tutto ciò che accade è volontà di Dio, ma in ogni cosa che accade c’è una via che conduce a Dio, il quale mette alla prova la nostra fede e ci incoraggia alla speranza. A Lui, che “regge con sapienza l’armonia dell’universo” e “il corso degli eventi nel mondo”, chiediamo che “la nostra presente trepidazione si trasformi in gioioso ringraziamento per l’incolumità delle nostre famiglie”. Se è vero che il terremoto è una teofania, è pure vero, come testimonia Elia, che “il Signore non era nel terremoto”, ma “nel sussurro di una brezza leggera” (cf. 1Re 19,11-13). Il tremore delle profondità della terra ci ha fatto sperimentare quanto ci ricordava la liturgia della Parola il giorno in cui abbiamo avvertito la scossa più forte: “Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra” (Sap 11,22).

Qualcosa di molto simile al terremoto deve aver sperimentato la Vergine Maria il giorno dell’Annunciazione. Al saluto dell’Angelo, “rallegrati piena di grazia”, che le ha fatto conoscere il nome con cui Dio la chiama dall’eternità, “ella fu molto turbata (diatarásso) e si domandava che senso avesse un saluto come questo” (Lc 1,29). La scossa emotiva che ha avuto come “ipocentro” il Cuore immacolato di Maria, provoca un’onda sismica che raggiunge la sua mente: “Come avverrà questo, perché non conosco uomo?” (Lc 1,34). Non si tratta di una domanda dettata da paura pusillanime, ma di un interrogativo che la ragione solleva ad un cuore in fibrillazione. La forte scossa tellurica, che ha come “epicentro” Nàzaret, dà origine ad un vero e proprio “sciame sismico” che scuote le viscere della terra, invecchiata sotto il peso delle macerie del peccato di Adamo. 

Dopo il gran terremoto dell’Annunciazione la Vergine Maria viene sbalzata fuori dalla santa Casa di Nàzaret. Ella, “sfollata”, si reca “in fretta” da Elisabetta non solo con l’intenzione di prestarle servizio ma soprattutto con il desiderio di amplificare il Fiat (cf. Lc 1,39-56). Come la pausa di silenzio seguita al Fiat ha introdotto il Magnificat, così l’esultanza della Vergine è il preludio dell’inno angelico del Gloria in excelsis Deo. Nessun sismografo sarebbe stato in grado di registrare tanto il sussulto di Giovanni Battista, quanto l’esultanza delle due Madri: l’una sterile e l’altra vergine, rese feconde da una misteriosa Provvidenza d’amore. 

“La Grazia che Eva ci tolse – così insegna la lex orandi – ci è ridonata in Maria”. L’opera di misericordia che la Vergine ha compiuto con il suo pieno abbandono alla fedeltà di Dio ha aperto il “cantiere” della nuova creazione. Dio ha voluto aver bisogno del Fiat di Maria per dare inizio alla “grande opera” della redenzione, che ha issato sul mondo l’architrave che regge la storia: la misericordia. Colmando di grazia il Cuore immacolato della Vergine, “preservato da ogni macchia di peccato fin dal mattino della vita”, Dio ha preparato una degna dimora per il Salvatore, che con la sua Pasqua non si è limitato a ricucire la lesione aperta dalla disobbedienza di Eva ma ha reso “felice la colpa di Adamo”, restituendo all’umanità intera, “sfinita per la sua debolezza mortale”, il suo originario splendore, anzi, accrescendolo! 

Una delle debolezze più grandi che sfiniscono l’uomo, ferendolo gravemente, è l’odio: non c’è “faglia” più pericolosa al mondo di un cuore incapace di ricevere e di offrire il perdono. Nel corso dell’Anno santo ho più volte sottolineato che il perdono non è un condono, ma l’espressione più alta del dono di sé. “Il perdono – osserva Papa Francesco – è certamente il più grande dono che possiamo fare agli altri, perché è quello che costa di più, ma allo stesso tempo quello che ci rende più simili a Dio”. Il perdono non è un sentimento ma una decisione che ha i suoi tempi di maturazione, così come l’odio ha i suoi spazi di incubazione. Non si perdona perché si dimentica, si dimentica perché si perdona. “La proposta del perdono – avvertiva Giovanni Paolo II – comporta sempre un’apparente perdita a breve termine, mentre assicura un guadagno reale a lungo termine”. 

Fratelli carissimi, il culto della Madonna del Pianto si ricollega ad un fatto accaduto a Roma, il 10 gennaio 1546. In una diatriba tra due giovani, avvenuta davanti a un’edicola mariana, uno, a terra, supplicò l’altro di essere risparmiato dalla morte in nome della Vergine; questi lo aiutò ad alzarsi ma subito fu pugnalato: a quel punto l’immagine della Madonna iniziò a piangere. Le sue lacrime, intrise di amore e di dolore, ci ricordano che disarmare la vendetta con il perdono è l’opera-segno delle opere di misericordia. Una delle più potenti forme di espressione della nostra libertà si attua nel “perdonare di cuore, ciascuno al proprio fratello, fino a settanta volte sette” (cf. Mt 18,21-35). La Vergine Maria, “porta felice del cielo”, “porta e radice di salvezza”, ci invita a tenere aperta la “porta stretta” del nostro cuore, indicandoci la Porta santa del Cuore di Cristo, sempre spalancata!



Atto di affidamento alla Madonna del Pianto






Salve, Madonna del Pianto, Madre di Misericordia: a te il Figlio tuo ha riservato i diritti d’Autore sulle nostre lacrime.



Ti presentiamo le lacrime che “grondano notte e giorno, senza cessare”, dagli occhi di chi ha perso una persona cara: ispira loro il silenzio, carico di attesa, del Sabato santo.



Ti affidiamo l’otre delle lacrime di chi soffre nel corpo e nello spirito: ascolta il loro lamento e rischiara le loro tenebre con la luce serena dell’abbandono alla fedeltà di Dio.



Ti chiediamo di asciugare le lacrime di chi piange amaramente per i propri errori e peccati: concedi loro la grazia di portare “frutti di vera conversione”.



Ti mostriamo le lacrime di chi non ha avvolto nelle fasce dell’amore il germe di vita deposto nel grembo materno: lenisci il loro inconsolabile dolore. 



Ti poniamo in braccio i figli che piangono silenziosamente per la separazione dei loro genitori: fa’ che possano crescere “in sapienza, età e grazia”.



Ti preghiamo per chi, carico di anni, è visitato dal pianto della solitudine e dell’abbandono: suggerisci loro che “chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia”.



Ti raccomandiamo chi versa lacrime amare perché è disoccupato e non sa come procurare il pane: benedici quanti si impegnano a creare nuovi posti di lavoro.



Ti supplichiamo per chi, in lacrime, ha lasciato la propria terra assediata dalla guerra e stremata dalla fame: “fa’ che a nessuno manchi il pane, la casa e il lavoro”.



Ti consegniamo le lacrime procurate dal flagello del terremoto: veglia sull’incolumità dei tuoi figli sconvolti dal tremore delle profondità della terra.  



Ti suggeriamo di ascoltare il pianto di chi non ha più lacrime da versare: lubrifica i loro occhi con il “collirio” della speranza e della “santa letizia”.



Salve, Madonna del Pianto, Madre di Misericordia: distilla le nostre lacrime raccolte nell’otre del tuo Cuore immacolato.



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Foligno, 8 dicembre 2016



+ Gualtiero Sigismondi

Vescovo di Foligno


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