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Festa di San Francesco - Apertura della Porta Santa nel Santuario di Sant‘Angela da Foligno


Festa di San Francesco d’Assisi – Santuario di Sant’Angela, 4 ottobre 2016
 

            Fratelli carissimi, è parso bene alla Comunità dei frati minori conventuali e a me di compiere l’ultimo tratto di strada del Giubileo straordinario della Misericordia aprendo una Porta Santa in questa chiesa, legata in maniera singolare al dies natalis di San Francesco. È qui, infatti, che una notte – racconta Tommaso da Celano nella Vita Prima – frate Elia apprese in sogno che il Signore avrebbe presto chiamato a sé nell’altra vita Francesco, che dimorava con lui.
            La liturgia presenta San Francesco come “viva immagine del Cristo”, che “nel suo fragile corpo reca impressi i sigilli dell’Agnello immolato sul legno della croce”. La disarmante semplicità della sua “regola di vita” ha affascinato una innumerevole schiera di figli e di devoti, fra i quali risplende Angela da Foligno – una delle prime “gemme” del grande “albero” francescano – che, a grandi passi, si è inoltrata nell’oceano di pace della divina misericordia.  
            Il cammino di conversione di Angela inizia in ginocchio, al confessionale, ove prova vergogna e amarezza, avvertendo un forte dolore dei peccati e, insieme, un irresistibile desiderio di salvezza. Versando nell’acqua del Battesimo le lacrime del pentimento, ella ottiene la grazia del perdono. L’accusa delle colpe è, per così dire, il sintomo del dolore dei peccati, che le consente di sperimentare quanto sia vero che “dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia” (cf. Rm 5,20). Più il peccatore è contrito e umiliato, maggiore è la misericordia e la grazia che può trovare.
            Un passo decisivo dell’itinerario spirituale angelano è quello che la introduce nella comprensione della divina misericordia come “medicina” che risana il cuore e lo mantiene in salute attraverso la “terapia intensiva” della penitenza. Angela prende coscienza del fatto che la misericordia di Dio, accolta come dono totalmente gratuito, non agisce in modo indolore, ma richiede l’allontanamento dal peccato e la capacità di portare “frutti degni di conversione” (cf. Mt 3,8). Mostrarsi al “Medico divino” è la prima cosa da fare, senza dimenticare di compiere tutto quello che prescrive. Angela è consapevole che il processo di liberazione dal peccato non è un’amnistia, ma un gioioso, sebbene faticoso, cammino di guarigione. La misericordia non è una concessione alla debolezza umana, ma un appello alla libertà dell’uomo a ritrovare il suo orientamento verso Dio.
Fratelli carissimi, Angela ci avverte che la misericordia di Dio è immeritata, ma non incondizionata; inoltre ella ci ricorda quello che afferma il beato Isacco della Stella, quasi coevo di Francesco d’Assisi, e cioè che “nulla può rimettere la Chiesa senza Cristo e Cristo non vuole rimettere nulla senza la Chiesa”. La fede della Chiesa insegna che nel sacramento della Riconciliazione – “seconda tavola di salvezza dopo il Battesimo” – Dio perdona i nostri peccati, e tuttavia rimane l’impronta negativa che essi lasciano nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri. “La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa – scrive Papa Francesco nella Bolla Misericordiae vultus – diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato (…). Indulgenza è sperimentare la santità della Chiesa che partecipa a tutti i benefici della redenzione”.
Nel Memoriale Angela assicura che la divina misericordia, “dono della generosità e dell’amore del Padre”, giunge ovunque trovi una fessura. Non c’è colpa che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli! Papa Francesco osserva, al riguardo, che “Dio è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di vedere rinascere nel cuore dei figli il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato e tante volte quasi incosciente, con il suo perdono rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno”.
Fratelli carissimi, sin dall’inizio dell’Anno giubilare ho custodito nel cuore l’ardente desiderio di aprire una Porta Santa “in uscita”, non solo per rendere concreto, sia pure nel linguaggio dei segni, l’invito di Papa Francesco ad essere “Chiesa in uscita”, ma anche per ricordare che l’icona più luminosa della “Chiesa in uscita missionaria” è il Cuore aperto di Gesù, da cui sono scaturiti “sangue ed acqua”, simboli del Battesimo e dell’Eucaristia (cf. Gv 19,33-34). A nulla di più grande di questa sorgente inesauribile di grazia può aspirare il cuore dell’uomo per placare la sua sete di misericordia. Alla divina misericordia si può applicare quanto San Francesco dice dello splendore di “frate sole”: “De te, Altissimo, porta significatione”.



+ Gualtiero Sigismondi

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