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Assemblea Diocesana 2016



Assemblea diocesana – Foligno 23 settembre 2016





“Io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni” (Gl 3,1). Annunciando il dono dello spirito di profezia, il Signore assicura, per mezzo del profeta Gioele, che i giovani avranno visioni mentre saranno gli anziani a fare sogni. Solitamente accade il contrario: sono gli anziani ad avere visioni e i giovani a fare sogni; lo Spirito, invece, rende giovani gli anziani e, per così dire, rende adulti i giovani. Sogni e visioni non sono affatto il lievito dell’utopia né, tantomeno, della nostalgia, ma il sale dello spirito di profezia. 

Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium Papa Francesco rivela i suoi sogni sulla Chiesa: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale”. “Sognate anche voi una Chiesa in uscita”: questo appello, rivolto da Papa Francesco a Firenze ai vescovi e ai delegati delle varie diocesi della Chiesa in Italia, è rivolto a tutti noi e ci sollecita a prendere il largo lungo rotte non tracciate. 

Chi conosce i segreti del mare sa che esso dialoga con il cielo e che solo l’affiatamento dell’equipaggio è in grado di misurare la forza delle correnti osservando le nubi che “camminano sulle ali del vento”. I membri dell’equipaggio di una nave non possono, dunque, sottrarsi al lavoro di squadra: costante deve essere il dialogo tra il comandante, che segue tutte le operazioni dalla plancia, il nostromo, ossia l’anziano esperto del mare, e le vedette impegnate a scrutare l’orizzonte. Anche quando si è costretti a navigare controvento, l’equipaggio, se affiatato, sa trovare l’inclinazione giusta delle vele per procedere lungo la rotta stabilita. 

Spingersi al largo, sostenendo ciascuno la speranza dell’altro: questa è la rotta della “conversione missionaria della pastorale” che comporta la responsabilità di non abbandonare il posto di vedetta dell’immersione nella comunione ecclesiale, a servizio del popolo di Dio. Per non navigare sotto-costa c’è bisogno soltanto e semplicemente di profeti, cioè di uomini che non esitano a mollare gli ormeggi, cioè a uscire da se stessi, mettendo mano alla riforma della propria vita prima che delle strutture ecclesiali. Senza aprire il cantiere della conversione personale è inutile allestire quello della “conversione missionaria della pastorale”. 

Consapevoli che non c’è novità se non nell’audacia di camminare insieme, domandiamo al Signore di rinnovare, in mezzo a noi, “i prodigi operati dallo Spirito santo agli inizi della predicazione del Vangelo”. Il Signore ci aiuti a discernere i Suoi “disegni” sulla nostra Chiesa particolare e, soprattutto, ci conceda di riconoscere che “il problema non è la riforma delle istituzioni, le chiese vuote e la crisi delle vocazioni: il problema è la fede”. Una fede che sappia tenere insieme Vangelo e vita quotidiana.
 

+ Gualtiero Sigismondi
 


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