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Relazione al Consiglio Pastorale Diocesano


Sassovivo, 19 giugno 2016


CONSIGLIO PASTORALE

Papa Francesco, il 19 marzo 2016, ha indirizzato una lettera al card. Marc Armand Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, al quale ha ricordato che “tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici. Il primo sacramento, quello che suggella per sempre la nostra identità, e di cui dovremmo essere sempre orgogliosi, è il battesimo. La nostra prima e fondamentale consacrazione affonda le sue radici nel nostro battesimo, segno indelebile che nessuno potrà mai cancellare. Ci fa bene ricordare che la Chiesa non è una élite dei sacerdoti, dei consacrati, dei vescovi, ma che tutti formiano il santo popolo di Dio, unto con la grazia dello Spirito santo.

“Non possiamo riflettere sul tema del laicato – avverte Papa Francesco – ignorando una delle deformazioni più grandi: il clericalismo. Questo atteggiamento non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito santo ha posto nel cuore dei fedeli. Il clericalismo porta a una omologazione del laicato; trattandolo come ‘mandatario’ limita le diverse iniziative e sforzi e, oserei dire, le audacie necessarie per poter portare il Vangelo a tutti gli ambiti dell’attività sociale e soprattutto politica. Il clericalismo, lungi dal dare impulso ai diversi contributi e proposte, va spegnendo a poco a poco il fuoco profetico di cui l’intera Chiesa è chiamata a rendere testimonianza nel cuore dei suoi popoli”. 

“Molte volte – osserva Papa Francesco senza mezzi termini – siamo caduti nella tentazione di pensare che il laico impegnato sia colui che lavora nelle opere della Chiesa e/o nelle cose della parrocchia o della diocesi, e abbiamo riflettuto poco su come accompagnare un battezzato nella sua vita pubblica e quotidiana. Senza rendercene conto, abbiamo generato una élite laicale credendo che sono laici impegnati solo quelli che lavorano in cose ‘dei preti’, e abbiamo dimenticato, trascurandolo, il credente che molte volte brucia la sua speranza nella lotta quotidiana per vivere la fede. Sono queste le situazioni che il clericalismo non può vedere, perché è più preoccupato a dominare spazi che a generare processi”. 

Le parole di Gesù sul sale e sulla luce, pronunciate subito dopo la proclamazione delle Beatitudini (cf. Mt 5,13-16), possono aiutarci a discernere l’identità battesimale dei fedeli laici. Si tratta di immagini in opposizione tra loro ma non in contrapposizione: il sale svolge la sua funzione sciogliendosi, scomparendo; la lampada assolve al suo compito se non è nascosta sotto il moggio ma collocata sul candelabro. Attraverso la polarità di queste immagini Gesù raccomanda ai discepoli di mantenere una tensione dinamica tra nascondimento e visibilità. 

“Queste due opposte metafore – afferma Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose – sono state sempre invocate dai cristiani, ora l’una ora l’altra, come immagini per esprimere la loro presenza nel mondo. Queste due opzioni, quando non le si lascia in feconda tensione ma le si afferma l’una contro l’altra, danno origine a posizioni ideologiche e provocano o rafforzano l’antagonismo tra Chiesa e società; oppure, al contrario, chiedono un dissolvimento della presenza cristiana nel mondo. Mantenere tale tensione e non porre in alternativa le due esigenze non è facile; la storia lo dimostra, mediante l’eccessiva oscillazione tra stagioni di ossessione della visibilità, dello ‘spettacolare’, per farsi vedere dagli altri, e stagioni di ricerca spasmodica di nascondimento, all’insegna del non apparire o addirittura dello ‘sparire’. Non è facile per i cristiani non cadere preda delle opposte tentazioni della visibilità spettacolarizzata, che nasce sempre dalla paura, o del nascondimento rinunciatario e impersonale. I cristiani devono essere evangelizzatori nel senso che devono essere ‘buona notizia’, non notizia che si impone, non luce che abbaglia, non nascondimento o mescolamento insignificante”. 


+ Gualtiero Sigismondi

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