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Introduzione del Convegno "Ripensando il Concilio Vaticano II"


Ripensando al Concilio Vaticano II – Palazzo Trinci, Foligno 5 dicembre 2015
 
            Con profonda gratitudine al Signore, che ha concesso a tutti noi la grazia di vivere in questa stagione ecclesiale, attraversata dalla nitida linea d’orizzonte tracciata dal Concilio, saluto tutti i convegnisti, in particolare i relatori, gli organizzatori e il vice sindaco, dott.ssa Rita Barbetti, per averci messo a disposizione la sala al piano superiore di Palazzo Trinci. Ripensare il Vaticano II: è a partire da questa esigenza che il prof. Boris Ulianich, a cui va l’applauso della lode, mi ha manifestato l’ardente desiderio, immediatamente condiviso, di promuovere questo appuntamento di studio in occasione del 50° anniversario della conclusione del Concilio.
«Il Vaticano II è stato un tempo straordinario di riflessione, dialogo e preghiera per rinnovare lo sguardo della Chiesa Cattolica su se stessa e sul mondo. Una lettura dei segni dei tempi in vista di un aggiornamento orientato da una duplice fedeltà: fedeltà alla tradizione ecclesiale e fedeltà alla storia degli uomini e delle donne del nostro tempo». Con queste parole Papa Francesco, nel corso dell’Udienza generale del 28 ottobre 2015, ha richiamato l’attenzione della Chiesa sul Giubileo d’oro del Concilio. La svolta impressa alla storia della Chiesa dal Vaticano II non sarebbe stata possibile, o si sarebbe diversamente orientata, senza il contributo di Giovanni XXIII e di Paolo VI, due Pontefici con personalità del tutto diverse, eppure profondamente legati nelle loro intenzioni fondamentali ai “destini della Chiesa”. «Quell’uomo – Angelo Roncalli! – annotava Giovanni Battista Montini il 2 marzo 1925 –, ha il dono di toglierti l’affanno dall’animo».
«Nel tempo che va dalla conclusione del Concilio fino ai nostri giorni – scrive il card. Kurt Koch sulle colonne della quarta pagina de L’Osservatore Romano del 19 novembre 2015 –, si è affermato un certo dualismo, che opera una distinzione tra la lettera e lo spirito del Concilio. È chiaro, da un lato, che lettera e spirito non sono la stessa identica cosa. Un Concilio della Chiesa si radica infatti non solo nel passato, ma anche nel futuro, aprendosi così alla storia dei suoi effetti e alla sua recezione. Dall’altro lato, però, là dove si separano lettera e spirito, il cosiddetto spirito del Concilio è considerato come un mero punto di partenza dal quale si fanno progressivamente scaturire, in maniera arbitraria, le proprie idee, che poi vengono ritenute il vero compimento del Concilio. Occorre, invece, tenere uniti la lettera e lo spirito del Concilio, sforzo dal quale si può molto imparare anche per l’odierna recezione e interpretazione del Concilio».
È con questa chiave ermeneutica che occorre rileggere i documenti del Vaticano II. Questo convegno intende farlo approfondendo alcune questioni, di scottante attualità, che hanno animato il dibattito conciliare tra due Pontificati: l’ecumenismo, il rapporto con le religioni non cristiane, la libertà religiosa. L’obiettivo di questo convegno non è quello di celebrare un anniversario, ma di contribuire a far maturare la convinzione che il Vaticano II non può essere messo agli atti, ma attende di essere recepito e attuato: ha ancora molta semente da spargere nel campo della storia!
Una recente pubblicazione di Vincenzo Carbone – curata da Agostino Marchetto per i tipi della LEV –, dal titolo Il “Diario” conciliare di monsignor Pericle Felici, porta alla luce il lavoro compiuto – dietro le quinte! – dal Segretario Generale del Concilio. Il 30 aprile 1960 egli annotava: «Il Santo Padre pensa che il Concilio dovrà particolarmente concertare nella preparazione. Occorre oculatezza e attenzione. La celebrazione del Concilio dovrà durare non più di due mesi. E questo sarà possibile se la preparazione sarà accurata. Prometto che faremo del nostro meglio». Sebbene le Commissioni preparatorie abbiano tentato, invano, di mantenere questa promessa, la durata della stagione conciliare ha messo a dura prova le riserve del Governatorato della Città del Vaticano! Difatti, l’allestimento dell’Aula assembleare nella Basilica di San Pietro ha richiesto un notevole quantitativo di tubi Innocenti presi in affitto. I conti del preventivo di spesa sono stati colti di sorpresa! Questo “buco di bilancio” è, di sicuro, il più grande investimento ecclesiale del XX secolo. I tubi Innocenti hanno fatto della Basilica Vaticana un cantiere di speranza; mons. Pericle Felici, l’8 dicembre 1965, scriveva nel suo “Diario”: «Forse nessun Concilio ha avuto una fine così bella e promettente». Chissà quale sarà stato il commento di Paolo VI, quel giorno? È probabile che abbia richiamato alla mente la celebre frase con cui Giovanni XXIII ha inaugurato la primavera conciliare: «Tantum aurora est. È appena l’aurora!».

+ Gualtiero Sigismondi

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