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Uscire: voce del Verbo


Uscire: voce del Verbo
 

Di ritorno da Firenze, la tratta ferroviaria che conduce dal capoluogo toscano a Foligno mi ha offerto molto tempo per ripetere silenziosamente, come una litania, una delle espressioni più significative risuonate nel corso del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale: “uscire, voce del Verbo”. È stato Papa Francesco, nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, a ricordare ai delegati di tutte le diocesi italiane la coniugazione del verbo uscire.  
Invitandoli a guardare l’Ecce Homo, che rapisce lo sguardo di chi contempla l’affresco che riveste internamente la Cupola del Brunelleschi, il Papa ha fatto osservare che il Cristo giudicato da Pilato, assiso sul trono del Giudice, non prende la spada che un angelo gli porge alla sinistra, ma solleva la mano destra mostrando i segni della passione con i quali vive immortale. Se le ferite con le quali il Risorto appare ai discepoli hanno offerto loro la possibilità di credere nella sua Risurrezione, quelle stesse ferite - autentiche “fontane di luce” - chiedono a Dio Padre di “ricordarsi della sua misericordia”. 
La contemplazione dell’Ecce Homo ha offerto al Papa l’occasione di esortare gli oltre 2000 delegati a riflettere sulla vita e sul rinnovamento dell’azione pastorale della Chiesa in Italia, mettendoli in guardia sia dalla tentazione pelagiana di fare affidamento sulle strutture - ne occorrono di meno e più leggere! -, sia da quella gnostica che riduce la fede ad un rigido sistema dottrinale. Riconoscendo che a Firenze l’umanesimo ha saputo mettere la bellezza a servizio della carità, coniugando lo splendore dell’arte con il fervore delle opere di misericordia, il Papa ha tenuto a sottolineare che la preghiera e la vicinanza alla gente, soprattutto ai poveri, sono le direttrici di marcia dell’umanesimo cristiano. “Gesù in mezzo alle folle”: questa è la “liturgia” dei Vangeli, nei quali Gesù insegna ad intercettare in ogni dimensione umana un’attesa che la speranza cristiana è chiamata ad allargare. “I lontani - ha esclamato il card. Angelo Bagnasco a conclusione del Convegno - sono prossimi da raggiungere”. 
Con un forte appello a riflettere in modo sinodale sull’esortazione apostolica Evangelii gaudium, Papa Francesco ha indicato alla Chiesa in Italia la rotta da seguire, decisamente! Lo stile sinodale non si improvvisa ma si apprende; esso dà concretezza al discernimento comunitario che non è un sistema di logica deduttiva né, tanto meno, la somma matematica dei diversi pareri, ma ricerca umile e fiduciosa, con lo sguardo rivolto al Signore e ai fratelli, dei sentieri che il Vangelo indica al nostro tempo. Il discernimento comunitario, come metodo della sinodalità, non precede l’azione ecclesiale ma è un frutto del paziente cammino di verifica all’interno di un’autentica vita di comunione. I 200 tavoli di lavoro hanno consentito ai delegati di inaugurare uno stile sinodale e li hanno incoraggiati a ravvivare o a rianimare gli organismi di partecipazione, indispensabili strumenti di ascolto e di condivisione. A Firenze è emerso con chiarezza che il “letargo sinodale” è sintomo di quella “latitanza spirituale” che rende corto il respiro missionario della pastorale.
“Fossero tutti esploratori nel popolo del Signore!”. Questa formula di benedizione, che richiama quella suggerita da Mosè a Giosuè (cf. Nm 11,29), è risuonata con forza a conclusione del Convegno. Esplorare la frontiera della “conversione missionaria della pastorale” è la sfida e l’impegno che il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale affida alla Chiesa in Italia, che ha nella capillarità del radicamento nel territorio il segreto della “latitudine popolare” della sua storia.  


+ Gualtiero Sigismondi 

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