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Assemblea Diocesana 2015


Assemblea diocesana, Celebrazione dei Vespri – Auditorium San Domenico, 18 settembre 2015

La liturgia vespertina ci invita a lodare il Signore per le sue “grandi opere”: “Una generazione narra all’altra le tue opere, annuncia le tue imprese” (Sal 145,4); “ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli” (v. 10); “fedele è il Signore in tutte le sue parole e buono in tutte le sue opere” (v. 13). Al grido di esultanza del Salmista la liturgia associa il canto dell’Agnello che il libro dell’Apocalisse pone sulle labbra di coloro che hanno vinto la bestia: “Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente” (Ap 15,3).
Giunge provvidenziale all’inizio della nostra Assemblea diocesana questo invito a lodare e benedire il Signore per le “grandi opere” del suo Amore. Nel linguaggio comune l’espressione “grandi opere” fa riferimento alla realizzazione di infrastrutture importanti, come quella della SS 77 che la Quadrilatero sta cercando di portare a termine nel nostro territorio. La Chiesa, sin dall’inizio della sua storia, è impegnata a realizzare la “grande opera” dell’evangelizzazione, a trovare nuove strade costruendo ponti. Papa Francesco, al n° 67 dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, scrive che “mentre nel mondo riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni”. 
Costruire ponti, non alzare muri! La Sacra Scrittura si apre con il cantiere della torre di Babele (cf. Gen 11,1-9) e si chiude con le “alte mura, con dodici porte”, della Gerusalemme celeste che “poggiano su dodici basamenti” (cf. Ap 21, 9-27). Tra le mura di Babele e quelle della nuova Gerusalemme si colloca il ponte del legno della croce, “al quale fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo”: “Egli è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne” (Ef 2,14). Quello della croce è un ponte leggero (cf. Mt 11,28-30), appartiene a quel genere di ponti che non temono il terremoto in quanto non hanno peso e rigidezza sufficienti per rimanerne danneggiati, ma temono molto di più il vento le cui raffiche, se li sollecitassero sulle loro frequenze, innescherebbero il fenomeno della risonanza e, nei casi più estremi, li farebbero crollare. 
La Chiesa che Papa Francesco vuole “in uscita missionaria” è nata dal ponte della croce. “Gesù è il grande costruttore di ponti, che costruisce in sé stesso il ponte della comunione con il Padre”. L’icona più luminosa della “Chiesa in uscita missionaria” è il cuore aperto di Gesù, da cui sono scaturiti i misteri pasquali della nostra salvezza: “sangue ed acqua” (cf. Gv 19,34), simboli del Battesimo e dell’Eucaristia. Sul ponte della croce il Figlio dell’uomo non ha posato i piedi, ma il capo; Egli, “che non ha dove posare il capo” (cf. Lc 9,58), ha potuto chinarlo sulla croce, consegnando lo Spirito (cf. Gv 19,30). Quella folata di vento, impetuoso e gagliardo (cf. At 2,2), ha mandato in risonanza il muro di separazione della morte e lo ha fatto crollare, squarciandolo in due “da cima a fondo”, come il velo del tempio di Gerusalemme (cf. Mt 27,51). 
 

+ Gualtiero Sigismondi



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