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Relazione al Consiglio Pastorale Diocesano


Foligno, 21 giugno 2013
 
CONSIGLIO PASTORALE
 
            Esattamente 50 anni fa, il 21 giugno 1963, il card. Giovanni Battista Montini veniva eletto Papa e prendeva il nome di Paolo VI. Montini succedeva a Giovanni XXIII, il Pontefice che ha aperto il Concilio Vaticano II e che lo stesso Paolo VI ha guidato con fermo e prudente equilibrio fino alla conclusione, portandone avanti con tenacia la prima applicazione. È senz'altro utile richiamare alla mente la confidenza intima che Papa Montini fa alla Chiesa nelle battute finali del suo Pensiero alla morte: 'E alla Chiesa, a cui devo tutto e che fu mia, che dirò? Le benedizioni di Dio siano sopra di te; abbi coscienza della tua natura e della tua missione; abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell'umanità; e cammina povera, cioè libera, forte e amorosa verso Cristo'.
 
Questa felice coincidenza ci sollecita a ravvivare la consapevolezza che la comunione ecclesiale ci precede e ci costituisce: l'unità della Chiesa non siamo noi a produrla, ci viene data, ma proprio per questo ne siamo responsabili. Conservare l'unità implica il riconoscimento che ogni parte del Corpo ecclesiale è quasi sacramento del tutto a cui appartiene. La Chiesa si differenzia dalle altre associazioni umane in quanto la sua unità non è funzionale ma organica: i suoi membri formano un solo Corpo perché partecipano all'unico Pane (cf. 1Cor 10,17).
 
Il discernimento non precede l'azione ecclesiale ma è un frutto del paziente cammino di verifica all'interno di un'autentica vita di comunione. L'ascolto reciproco ha il fine di non far prevalere un'opinione su un'altra, ma di creare un consenso che sia la sintesi di tutte le prospettive e le esperienze. Il metodo sinodale, ricercando la convergenza, è molto più vantaggioso del metodo democratico ' che conserva la sua funzione per il governo della società ', dove il consenso è basato su una maggioranza e una minoranza, di vincitori e di vinti. La tentazione di adottare la logica parlamentare della maggioranza, piuttosto che il criterio sinodale della convergenza, insidia gli organismi di partecipazione a tutti i livelli.
 
'Non ci facciamo illusioni: a ben poco ' avvertiva Giovanni Paolo II ' servirebbero gli strumenti esteriori della comunione senza promuovere una spiritualità della comunione. Diventerebbero apparati senz'anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita'. Questo severo monito non può lasciarci indifferenti! Prima di programmare iniziative concrete dobbiamo apprendere l'arte di 'camminare insieme', coniugando i tre verbi da me elencati a conclusione della Visita pastorale: diminuire, aprire, uscire.
- 'Lui deve crescere; io, invece, diminuire' (Gv 3,30): è Gesù che deve crescere, è la Sua Parola che deve diffondersi (cf. At 12,24), è la Sua Chiesa che deve consolidarsi (cf At 9,31).
- 'Effatà', cioè: 'Apriti!' (cf. Mc 7,31-37): di questa formula di benedizione ' una sorta di esorcismo! ' ha bisogno la Chiesa, che per rinnovarsi deve 'respirare' lo Spirito.
- 'Ecco: sto alla porta e busso' (Ap 3,20): Papa Francesco ci ricorda insistentemente che la Chiesa, chiamata ad essere pellegrina, è troppo sedentaria.
 
Uno dei padri del deserto egiziano, abbà Sisoes, un giorno si lasciò sfuggire questa considerazione: 'Se Dio avesse chiesto il parere dei teologi della scuola di Alessandria d'Egitto per elaborare il Decalogo, noi oggi invece di dieci avremmo mille comandamenti'. Questa battuta colpisce un vizio ben attestato anche nella sfera ecclesiale. Pensiamo all'inconsistenza prolissa di tante riunioni, all'inconcludenza verbosa di molte discussioni, all'insignificanza retorica di chi obbedisce soltanto a se stesso perché non intende diminuire, non vuole aprirsi e nemmeno uscire. 'Obbedienza ' osservava Benedetto XVI ' non significa rinunciare ad avere un proprio giudizio, ma manifestare con sincerità e sino in fondo il proprio parere, per poi adeguarsi alla decisione del superiore. E non per calcolo, ma per adesione alla Chiesa voluta da Cristo'.
 
+ Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno

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