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Pellegrini e pellegrinaggi nella storia
 
     Agli inizi del Cristianesimo il pellegrinaggio è secondario di fronte allo slancio missionario di predicare il vangelo a tutti gli uomini; il ricordo della presenza del Signore e l'attesa del suo imminente ritorno non fanno avvertire come essenziale il legame con i luoghi della salvezza.
     Con le ultime persecuzioni e la diffusione del Cristianesimo in Asia Minore si afferma l'esigenza di saldare in maniera viva i contenuti di fede ai luoghi di vita di Gesù e alle tombe dei martiri, quali realtà tangibili e capaci di dare concretezza all'esperienza religiosa. Anche Ambrogio di Milano raccoglie corpi di santi per costruirvi basiliche: dai loro resti mortali ci si attende intercessione e garanzia contro ogni male.
     Dal IV secolo si intensifica la devozione verso le tombe degli apostoli Pietro e Paolo presso la basilica Vaticana e lungo la via Ostiense. Il culto dei martiri dà impulso al pellegrinaggio e trasforma la sede di Pietro nella città santa, consacrata dal sangue dei martiri. Roma diventa la capitale cristiana, visitata da folle di pellegrini che la percorrono invocando la protezione degli apostoli.
     Nel primo medioevo la formazione dei regni romano-barbarici e l'espansione islamica limitano i pellegrinaggi verso la Palestina e questo a vantaggio dei santuari europei dedicati ai santi Michele o Martino, con prevalenza assoluta della sede di Roma.
Il fascino di Roma antica e le memorie degli apostoli e dei martiri esercitano grande attrattiva su re, nobili, ecclesiastici e uomini comuni che dalla Britannia - racconta Paolo Diacono - tra il VII e l'VIII secolo si spingono a Roma, perché il modello della nuova Roma cristiana diviene paradigma di molte iniziative e istituzioni del mondo anglosassone.
     Il viaggio a Roma però non è dettato solo dalle reliquie dei martiri, ma anche da motivi umani molto umani: i raffinati modi vi vita meridionali, le taverne di Pavia, l'alta moda di Milano o Verona, la grande accoglienza degli ospizi monastici e vescovili, come pure il cibo e il clima della penisola.... esattamente come accade ancora oggi ai turisti nord europei. Da qui alcuni richiami1 e l'esigenza di distinguere bene tra 'viatores' e 'peregrini'2
     Il cammino originario 'verso i luoghi santi' si riveste sempre più di caratteristiche penitenziali. La Chiesa propone (e controlla) il pellegrinaggio come percorso di purificazione: non si tratta solo di visitare un santuario, quanto piuttosto di affrontare un percorso penitenziale interiore ed esteriore che deve comportare un netto cambiamento del modo di vivere; non è una scelta riservata ad alcune categorie particolari di persone, ma coinvolge tutti gli strati sociali ed è una decisione che avviene all'interno e sotto la guida della Chiesa, non lasciata alla libera iniziativa dei singoli; la stessa accoglienza viene codificata da disposizioni canoniche.
Il pellegrinaggio è una forma di penitenza; esso non implica solo disagi e fatiche, ma richiede una vera conversione, accompagnata da chiari segni esteriori: il pellegrino si rivolge al sacerdote a cui confessa le colpe e manifesta le sue intenzioni, poi accoglie le disposizioni per compiere la penitenza, indossa la veste nera, prende il bastone che lo sorregge lungo la strada e la borsa che basta a contenere le sue cose e il poco denaro. Anche la partenza è segnata da un preciso rituale liturgico, come la benedizione del penitente e degli oggetti che l'avrebbero accompagnato: inginocchiato davanti all'altare, recita preghiere e canta salmi, poi il sacerdote gli consegna le insegne benedette, cioè il bastone e la bisaccia, che lo rendono subito riconoscibile e lo mettono sotto la protezione delle leggi ecclesiastiche e civili. Al ritorno, la sua veste o il copricapo possono adornarsi delle insegne dei luoghi santi visitati: la conchiglia per chi è stato a Santiago di Compostela, le chiavi di Pietro o l'immagine del Signore sul sudario della Veronica per chi torna da Roma, la palma per i pellegrini della Terra santa. Prima di partire però è necessario sistemare le pendenze economiche, disporre dei propri beni e fare testamento: la consapevolezza dei rischi simboleggia anche l'atteggiamento interiore del cristiano in cammino verso la patria celeste dall'esilio terreno.
     Il cammino di purificazione si sostanzia di pratiche ascetiche, quali il digiuno e l'elemosina data ai poveri e al santuario. Anche l'elemosina si lega alla mortificazione del corpo, perché senza moneta il pellegrino sente maggiormente le tribolazioni del viaggio e soffre la fame, la sete, la fatica, gli insulti degli uomini. Come dicono i testi destinati ai pellegrini per Compostela, la bisaccia simboleggia la larghezza delle elemosine e la mortificazione della carne (era piccola, perché il pellegrino, fidando nel Signore, doveva portare con sé solo una piccola provvista ed era aperta e senza legacci per aprirsi in ogni momento alle necessità degli altri), il bastone rappresenta l'immagine della perseveranza nella fede e la difesa contro le insidie del male, la conchiglia richiama il gesto della mano che si apre ala carità.
     Anche il contatto fisico con il luogo è importante e viene inteso come realtà privilegiata della manifestazione di Dio, della sua potenza e della sua taumaturgica misericordia. Giunto sulla tomba del martire, il pellegrino prega, piange, chiede grazie e guarigioni; torna poi in patria con il cuore pieno di ricordi e magari con qualche oggetto che può ravvivargli la memoria di tale avvenimento.
     Il pellegrinaggio armato è legato alla caduta di Gerusalemme in mano ai Turchi alla fine del XI secolo e al fenomeno delle cosiddette crociate. E' Bernardo di Chiaravalle con una 'lettera aperta' ai vescovi di mezza Europa del 1146 a presentare la spedizione militare come un mezzo per fare penitenza, un atto di carità e di redenzione. Numerosi cavalieri allora prendono la croce e per essi san Bernardo tratteggia il modello di miles Christi in contrapposizione ai milites secolari 3.
     L'indulgenza e la trasformazione del pellegrinaggio è un processo che si compie dalla crociata al primo Giubileo del 1300. Il pellegrinaggio, cioè, comincia ad appropriarsi dei benefici spirituali concessi all'indulgenza, ovvero la remissione della pena a tutti i fedeli che soddisfano alcune condizioni, quali la visita al santuario, l'elemosina e la partecipazione a funzioni penitenziali. Con la prima crociata si ha l'indulgenza speciale e amplissima, adottata poi da Bonifacio VIII. Da allora, l'indulgenza e la celebrazione giubilare fanno aumentare in maniera considerevole i pellegrinaggi verso Roma.
Ma già da prima si sono moltiplicate le indulgenze e i santuari, anche presso le chiese cittadine e i centri di culto minori. E con ciò cambiano le motivazioni dei pellegrini, che non vano più per vedere, toccare e venerare le reliquie, ma soprattutto per lucrare l'indulgenza connessa al pellegrinaggio.
     Tra XIV e XV secolo si affermano le visite ai santuari mariani. Rafforzatosi il culto mariano - dopo la predicazione degli ordini mendicanti e lo sviluppo del ruolo sociale e familiare della donna - si inizia a guardare a Maria come alla madre di Gesù nella sua dimensione più umana e vicina all'esperienza quotidiana. La visita ai santuari dedicati alla Madonna comincia allora a sostituire sempre di più i pellegrinaggi a Gerusalemme e a Santiago, nell'età moderna divenuti sempre più difficoltosi per motivi politici.
     Dopo il Concilio di Trento il santuario mariano assume un enorme sviluppo e il pellegrinaggio perde il suo aspetto penitenziale per assumere quello taumaturgico: a Maria ci si rivolge direttamente come ad una madre e a lei, prima mediatrice, si affidano le richieste di grazie e di favori.
     Scompare la figura del pellegrino medievale, con il suo abito, il bastone e la bisaccia e prende consistenza quella del devoto, la cui religiosità è organizzata dalle confraternite. Il pellegrinaggio non è più opera individuale, ma pratica comunitaria, nella quale le singole chiese locali, guidate dai vescovi, camminano insieme verso la salvezza.
 
ANTONIO NIZZI


1 San Bonifacio così scriveva all'arcivescovo di Canterbury: 'sarebbe opportuno e cosa favorevole, per l'onore e la purezza della vostra Chiesa e sicura protezione contro il vizio, se il vostro sinodo e i vostri principi proibissero alle donne e alle monache di effettuare i loro frequenti viaggi da e per Roma. Una gran parte di loro perisce e poche conservano la loro virtù. Ci sono infatti molte città della Longobardia e della Gallia dove non esiste cortigiana o prostituta che non sia di razza inglese. Questo è uno scandalo e una disgrazia per tutta la Chiesa'.
2 Un capitolare dell' 813 emanato alla presenza di Carlo Magno annotava 'Sbagliano, e di molto, quei penitenti che si recano a pregare, senza la dovuta disposizione d'animo, nei santuari di Roma o di Tours oppure altrove. Ci sono sacerdoti, diaconi e altri ecclesiastici che pur continuando a condurre una vita riprovevole, pensano di essere purificati dai loro peccati, raggiungendo semplicemente quei luoghi. Non di meno, ci sono dei laici che ritengono di poter peccare o di aver peccato impunemente solo per il fatto che vanno spesso a pregare in quei luoghi. E ancora ci sono persino dei funzionari del regno che con il pretesto di un pellegrinaggio a Tours o a Roma, fanno del commercio per interessi personali e opprimono un gran numero di poveri (....) persone così stolte da ritenere che la sola visita a quei santuari possa purificarle dai loro peccati, senza pensare invece a quanto dice san Girolamo: 'Non l'aver veduto Gerusalemme, ma l'esser vissuto santamente a Gerusalemme merita lode' '.
3La vecchia cavalleria era malvagia: 'non militia, sed malitia', osserva Bernardo; i cavalieri secolari, vestiti d'oro e di seta, dediti ai piaceri e amanti del lusso, combattono le loro guerre ingiuste fra cristiani per cupidigia di denaro, per collera, per vanagloria, come nei tornei. Al contrario i milites Christi, 'armati et non ornati' combattono per una causa legittima contro i pagani e soprattutto contro il peccato una guerra di libertà e di giustizia. Le loro armi di ferro puro, senza ornamenti superflui, sono il simbolo della vera arma con cui loro combattono, cioè la fede. I loro nemici sono i pagani e il peccato; vincendo contro i primi conquistano la gloria, cadendo martiri e guadagnandosi la vita eterna sconfiggono il secondo. Il miles Christi combatte e muore con giustizia, dispensando da parte di Dio la punizione che spetta ai malvagi e la protezione ai buoni. Il pagano tuttavia non merita di morire in quanto pagano, ma perché non vi è altro mezzo per liberarsi e liberare la Terrasanta dalla sua minaccia.
 


 
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